Schroders taglia le stime sull’Eurozona. Colpa dei dazi
31 agosto 2018
di Gaia Giorgio Fedi
2 min
La crescita del Pil 2018 rivista dal 2,4 al 2%. È il secondo downgrade consecutivo
Azad Zangana, senior european economist and strategist di Schroders
Trade war, negoziato sulla Brexit e tensioni politiche legate alla situazione italiana: nubi minacciose si addensano sull’Eurozona, che rischia di vedere decelerare la crescita. Ne sono convinti gli esperti di Schroders, che hanno tagliato le stime di crescita del Pil dell’area per il 2018 al 2% dal precedente 2,4% (si tratta del secondo downgrade consecutivo da parte della società). “L’Eurozona non è riuscita a mettere a segno un rimbalzo della crescita nel secondo trimestre e si trova ora in una posizione difficile, aggravata dal fatto che, a nostro avviso, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è destinata a rivelarsi più grave e duratura del previsto”, osserva Azad Zangana, senior european economist and strategist di Schroders. L’economia europea infatti è orientata verso il commercio estero più di altre economie avanzate, e potrebbe quindi trovarsi sotto pressione in caso di peggioramento della situazione. Anche i dati macro pubblicati finora non sono parsi particolarmente incoraggianti: la crescita debole di Italia e Francia ha pesato sul dato complessivo, Austria e Spagna hanno registrato dei rallentamenti, e in Germania i nuovi ordini industriali sono diminuiti. E anche nel 2019 secondo Zangana “la domanda domestica dovrebbe tenere bene, ma le continue tensioni commerciali freneranno quella esterna, motivo per cui abbiamo rivisto al ribasso le nostre previsioni dal 2,1% all’1,7%”. E sulle prospettive di crescita dell’Eurozona pesano anche i negoziati sulla Brexit, che stanno arrivando al culmine e stanno mettendo in luce tutti i rischi legati al possibile outcome.
In questo quadro, la Bce è tornata in modalità attendista, mettendo sotto i riflettori due rischi cruciali: non solo l’impatto del peggioramento dello scenario esterno, ma anche la situazione politica in Italia. “Il governo italiano formulerà una proposta di legge di bilancio nei prossimi mesi, che sembrerebbe orientata verso un ridotto pacchetto di stimoli fiscali”, spiega Zangana, ammonendo che tuttavia esiste il rischio che il governo “intraprenda una battaglia contro la Commissione europea”. In questo caso, sottolinea l’economista, si potrebbe innescare “quello che abbiamo ipotizzato come lo Scenario di una crisi del debito italiano”, che prevede un drastico aumento dei rendimenti dei titoli di Stato dell’Italia, con il conseguente allargamento dello spread e il deprezzamento dell’euro. “Anche la crescita dell’Eurozona verrebbe danneggiata seriamente in questo scenario”, da cui l’unica via d’uscita sarebbe, secondo Zangana, “il ripristino da parte della Bce del Qe e l’insediamento di un premier tecnico”.
Anche Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs Wm Italy, vede la situazione del Belpaese come un fattore di rischio per l’area euro: “L’incertezza riguardo la politica fiscale italiana ostacola maggiori flussi di capitali verso l’Eurozona – dice Ramenghi – A nostro avviso, le deviazioni di deficit rispetto ai precedenti governi potrebbero rivelarsi limitate, ma l’incertezza resterà elevata fino alla presentazione del Documento di Economia e Finanza (27 settembre) e della legge di bilancio (inviata alla Commissione europea entro il 15 ottobre)”, conclude.
Le trimestrali hanno portato evidenze di una crescita dell’azionario, delle attività di riduzione del rischio e di taglio dei costi, con riflessi positivi sulla qualità del credito. Lo specialista corporate bond di GAM Investments dà voce all’ottimismo degli investitori.