Usa: stagione degli utili forte, nessun impatto dalle tariffe commerciali
Il secondo trimestre rappresenterà probabilmente il picco in termini di crescita assoluta degli utili
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Tempi duri per i tecnologici. Nonostante una stagione delle trimestrali in generale positiva, molte big del settore hanno sofferto sul mercato, e secondo alcuni esperti le prospettive non dovrebbero cambiare a breve. In parte per ragioni tecniche, legate al fatto che il settore tratta a multipli price/earnings ai livelli più alti visti rispetto al mercato fin dal 2009, rendendo quindi gli investitori particolarmente cauti ed esigenti, e in parte per l’effetto negativo atteso sul tech dalla guerra dei dazi avviata da Donald Trump, e che non parrebbe arrestarsi.

Olivier De Berranger, chief investment officer de La Financière de l’Echiquier, ritiene che il settore stia pagando il conto più salato nella guerra commerciale appena cominciata. Il settore tech, spiega, è quello che ha maggiormente patito nei deflussi registrati dai titoli azionari, perché gli investitori iniziano a rendersi conto “che un’escalation nella guerra commerciale tra le grandi potenze mondiali finirebbe per impattare prima o poi il settore”. Inoltre, “alcuni investitori iniziano a ridurre il rischio invece di riallocarlo e provocano un effetto meccanico sul settore tecnologico, il più detenuto tra l’altro negli Stati Uniti”. Per questo motivo, ora “la tecnologia non va considerata alla stregua di un rifugio duraturo”, sottolinea De Berranger.

Quirien Lemey, senior portfolio manager di Degroof Petercam Am, sostiene che la guerra commerciale sia solo uno dei problemi del tech, che sta in effetti subendo attacchi anche su altri fronti. “Il più grande nasce nel mondo politico, in cui le autorità di regolamentazione e i governi esercitano una pesante pressione sulle grandi aziende tecnologiche”, soprattutto dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, che aveva evidenziato un massiccio utilizzo illegale di dati degli utenti Facebook. È poi evidente il crescente controllo da parte degli enti regolatori europei, che nascerebbe dalla necessità di proteggere i dati degli utenti e frenare politiche fiscali un po’ troppo disinvolte, ma che Lemey interpreta in chiave politica “come riflesso di una generale preoccupazione in Europa sull’influenza esercitata dai gruppi statunitensi, leader nei settori della tecnologia e di internet”.
Per Lemey in ogni caso le big del tech potrebbero uscirne più forti di prima. “Non dimenticate che una maggiore regolamentazione crea spesso maggiori barriere all’ingresso”, ricorda. C’è poi il discorso delle valutazioni: anche quest’anno il Nasdaq ha raggiunto i massimi storici, con valutazioni che si stanno nuovamente alzando. Ma per Lemey le valutazioni non sono troppo care: “abbiamo visto oltre 30 Ipo tecnologiche solo quest’anno e la maggior parte sta registrando ottime performance”. L’esperto sottolinea che il tech è uno dei settori più diversificati, quindi non si può parlare genericamente di valutazione del settore tecnologico. “Ci sono sotto-settori molto costosi, così come sotto-settori prezzati a sconto: ecco perché con valutazioni in crescita, un approccio stock-picking è sempre più importante”, dice Lemey, che considera comunque il settore come il migliore su cui investire nel lungo periodo.
