Grande (Bankitalia): “L’interesse per i mercati privati è destinato a continuare”
24 ottobre 2019
di Redazione
5 min
Il fenomeno è “un’esigenza strutturale di un sistema finanziario maturo”, dice il docente dell’iniziativa Long-Term Investors@UniTo sugli investimenti a lungo termine
Giuseppe Grande, direttore senior del Dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia
La riscoperta degli investimenti nei mercati privati è destinata a continuare, anche nel caso in cui i rendimenti di mercato dovessero tornare a salire. Ne è convinto Giuseppe Grande, direttore senior del Dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia e docente dell’iniziativa LTI@UniTO sugli investimenti a lungo termine.
“Il fenomeno risponde a una esigenza strutturale del sistema finanziario di diversificare le opportunità di investimento dal lato dei risparmiatori, e le opportunità di finanziamento dal lato delle imprese”, commenta Grande.
Crede che lo sviluppo dei mercati privati possa favorire un flusso di investimenti verso l’economia reale italiana?
Sì, purché si verifichino due condizioni. La prima è che investitori e intermediari siano in grado di gestire i rischi specifici di questi mercati: quello di illiquidità e quello di una minore visibilità delle imprese che emettono titoli sui mercati privati. È per questo importante che i piccoli risparmiatori non abbiano accesso diretto a queste forme di attività finanziarie, ma solo attraverso fondi di investimento, tipicamente con una struttura chiusa, e con competenze e dimensioni tali da assicurare una adeguata diversificazione e gestione dei rischi. La seconda è che le società non quotate siano in grado di avvalersi di queste nuove opportunità, una condizione su cui giocano un ruolo cruciale i fattori di contesto degli investimenti. Per esempio la semplicità del sistema fiscale, la facilità di registrazione delle imprese, l’efficienza della giustizia civile, un adeguato sistema di infrastrutture. Questi fattori favoriscono l’attività progettuale e gli investimenti delle imprese. Purtroppo, nel contesto europeo capita spesso di sentire dire da intermediari e investitori che vorrebbero investire ma non trovano imprese idonee su cui puntare.
Perché è necessario che la finanza si indirizzi maggiormente sugli investimenti reali e sul lungo termine?
C’è un mutuo sostegno tra un’economia che cresce ed è sostenibile e un sistema finanziario articolato e solido, l’uno rafforza l’altro. Per le imprese far crescere produttività e fatturato è essenziale, e per farlo devono poter investire, quindi necessitano di finanziamenti di lungo termine, oltre che dei fattori di contesto. Ma gli investimenti di lungo termine nell’economia reale servono anche agli intermediari, consentendo loro di migliorare i rendimenti del loro portafoglio e di renderli meno esposti alle fluttuazioni dell’economia.
Quali sono queste forme di finanziamento a lungo termine?
Tutte le forme di capitale di rischio sono essenziali per permettere alle imprese di investire in crescita e innovazione: venture capital, private equity, quotazione in Borsa. Ci sono poi altre forme di finanziamento più simili al prestito bancario, come il leasing, l’emissione di obbligazioni e il private debt, che sono in crescita. Il mestiere delle banche è di erogare prestiti, non possono fare tutto. Per questo per avere finanziamenti con un orizzonte ampio sono essenziali le istituzioni finanziarie non bancarie, in particolare gli investitori istituzionali a lungo termine: assicurazioni, fondi pensione e fondazioni, ma anche fondi chiusi di investimento e altri intermediari (il sistema finanziario in Europa in effetti è molto eterogeneo).
Quali sono secondo lei le misure più adatte per promuovere gli investimenti nell’economia reale e nelle Pmi? E quali gli strumenti più idonei per convogliarli?
Gli interventi possono mirare a promuovere l’offerta o la domanda di finanziamenti. È utile tenere presente le varie misure varate dai governi italiani negli scorsi anni ma anche cosa c’è nel piano d’azione dell’Unione europea per i mercati dei capitali. Un fattore fondamentale è la libertà di circolazione dei capitali, che può essere promossa, ad esempio, con lo sviluppo di fondi di venture capital paneuropei. Uno strumento molto importante è rappresentato dagli incentivi fiscali alle forme di previdenza complementare, che sono un pilastro fondamentale del sistema previdenziale ora che il sistema pubblico è stato ridimensionato in tutti i Paesi avanzati. È importante che si promuovano schemi di risparmio a capitalizzazione, che tra l’altro hanno un effetto positivo sui mercati perché aumentano la disponibilità di risparmio a lungo termine. Possono essere utili anche gli incentivi fiscali a lungo termine per il risparmio, come per esempio quelli che in Italia hanno permesso il varo dei Pir.
E dal lato delle imprese?
Dal lato delle imprese ci sono diverse cose che si possono fare e in alcuni casi sono state fatte. Per esempio la semplificazione dei prospetti informativi, come quella prevista dalla normativa europea entrata da poco in vigore, che sostanzialmente permette alle imprese più piccole di fnire meno informazioni di quelle che si chiedono alle aziende più grandi in virtù di un principio di proporzionalità. È molto utile anche l’istituzione di segmenti di mercato dedicati a piccole e medie imprese, come l’Aim, nonché i programmi volti a rafforzare la visibilità delle imprese non quotate, come il programma Elite di Borsa Italiana (iniziativa molto valida anche se con una partecipazione ancora relativamente ristretta rispetto al bacino potenziale). Sul piano fiscale, di primaria importanza sono le azioni volte a ridurre lo svantaggio del capitale di rischio rispetto al debito, che favoriscono la capitalizzazione delle imprese e quindi la loro capacità di crescere e di perseguire l’innovazione. Molte delle misure citate sono state già adottate in una forma o in un’altra, o potrebbero esserlo: è importante valutare quali siano le azioni più promettenti, e a quel punto portarle avanti con determinazione, conferendo anche stabilità all’assetto normativo e fiscale.
La lungimiranza paga nella finanza?
Cercare di anticipare le tendenze dei mercati finanziari, variando spesso il grado di esposizione ai singoli comparti, è un’attività costosa e rischiosa, che richiede inoltre grande competenza. Ciò premesso, occorre distinguere per tipologia di investitori. Quelli a lungo termine, che quindi hanno anche passività a lungo termine, non hanno un bisogno stretto di movimentare spesso i loro portafogli, anzi possono essere lungimiranti, se con ciò intendiamo la possibilità di detenere le attività per lunghi periodi, perché possono così fare matching tra rischi al passivo e rischi all’attivo. E normalmente la lungimiranza paga, perché nel lungo periodo permette di incassare i premi per il rischio di liquidità e di scadenza impliciti nelle valutazioni dei mercati. Nel caso di investimenti in obbligazioni societarie e azioni, se si diversifica bene il portafoglio la detenzione di lungo periodo consente di incassare anche i premi per il rischio di credito e azionario e di beneficiare delle tendenze di lungo periodo nella redditività delle imprese.
Con l’iniziativa LTI@UniTO state infatti organizzando un corso per investitori sugli investimenti a lungo termine. Quali saranno gli elementi distintivi di questo corso?
Trovo che questo programma di formazione permanente sia molto utile, perché combina due caratteristiche uniche nell’offerta formativa attuale: focalizzarsi su ciascuna delle principali categorie di investitori istituzionali a lungo termine – perché c’è un modulo per le assicurazioni, uno per i fondi pensione e uno per le fondazioni, in cui si affrontano le specificità della gestione del rischio per ciascuna categoria – e allo stesso tempo approfondire tre temi oggi fondamentali nella finanza: gli investimenti alternativi, gli investimenti sostenibili ed etici, l’innovazione finanziaria e il fintech in tutte le sue declinazioni. Il programma si può frequentare nella sua interezza o per moduli . Insomma, si tratta di un corso molto mirato e specialistico, capace di portare gli esperti a lavorare su tematiche di frontiera. È inoltre tenuto in inglese e può quindi attrarre docenti e investitori esteri.
LTI@UniTO è un think tank istituito dall’Università di Torino insieme al Collegio Carlo Alberto, con il supporto di partner privati tra cui Compagnia di San Paolo, Equiter, Ersel SpA, Fondaco, Intesa Sanpaolo, Reale Group. L’iniziativa si pone l’obiettivo di affrontare e sviluppare le tematiche legate all’investimento di lungo periodo, analizzandone le caratteristiche, le prospettive e il contributo alla crescita e stabilità.
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