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Entro il 2024 il 50% dei ricavi degli asset manager sarà prodotto dalle classi Alternative: private equity, private debt, real estate e infrastrutture. Cruciale il ruolo dei nuovi mercati
L’industria del risparmio gestito prende strade ‘alternative’. Dopo un 2019 chiuso in grande stile con una raccolta globale a doppia cifra, 15% in media e 89mila miliardi di dollari complessivi (fonte: Boston Consulting Group, Bcg), gli asset manager si trovano davanti un panorama completamente cambiato in pochi mesi e un futuro difficilmente prevedibile.
Come evidenziato nello studio “Global Asset Management 202 – Protect, Adapt and Innovate” della società di consulenza nata a Boston, nei prossimi anni avranno un ruolo chiave le classi d’investimento cosiddette alternative: in particolare prodotti e strumenti legati ai mercati privati, come private equity, private debt, real estate e infrastrutture.
Già oggi la categoria degli alternativi produce per gli asset manager quasi la metà dei ricavi, pur rappresentando in termini di masse gestite (Asset under management, Aum) soltanto il 16% del totale globale.
“Prevediamo che entro il 2024 i rendimenti derivanti dalle asset class alternative si avvicinino al 50% dei ricavi globali degli asset manager”, sostiene il team di esperti che ha firmato il report. Uno dei venti favorevoli di questa crescita, secondo gli analisti Bcg, è un aumento dei profili di rischio-rendimento non tradizionali per alcune sottocategorie di questi prodotti.
“Tuttavia, abbiamo scoperto che questa crescita non riguarda tutte le classi d’investimento alternative in maniera omogenea”, dice la società di consulenza strategica. Gli Aum delle principali sottocategorie – compresi private equity, immobili, infrastrutture e debito privato – sono cresciute ad un tasso composto annuo (Cagr) del 9% dal 2008 ad oggi e attualmente rappresentano il 60% dei ricavi dell’intero universo Alternative. Le masse in gestione dei fondi speculativi (hedge fund), al contrario, hanno registrato un declino.
Verso una nuova geografia dell’industria
Al di là dell’asset class degli Alternativi, la geografia del settore nel 2020 rimane ancora quella prevalente lo scorso anno; il Nord America rimane il mercato più redditizio per i player del settore grazie ad una crescita monstre del 19%, vale a dire 7 trilioni di dollari in più rispetto all’anno precedente.
Come rilevato nel report ‘Global Wealth 2020: The Future of Wealth Management’, la Cina si conferma il secondo mercato unico più grande dopo gli Stati Uniti, con Aum saliti di circa il 10% nel 2019, trainato in gran parte da un forte segmento di investitori retail.
Mettendo in prospettiva il 2020 anche alla luce della pandemia che nel primo semestre ha scosso il pianeta “non sarà un anno facile per l’industria – chiosa il report – ma potrebbe segnare l’inizio di un’era cruciale in cui gli investitori diventano più attenti verso le società cui affidano la loro ricchezza e gli asset manager, dal canto loro, per rimanere sul mercato dovranno mostrare capacità di innovare e adattarsi alle nuove sfide che il mercato impone”.