Azionario, il vaccino risveglia i titoli Value
Alcuni gestori sono convinti che la svolta sul vaccino rafforzi le posizioni procicliche
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Generali Investments vede rosa sull’azionario, che dovrebbe continuare a essere sostenuto dal mix straordinario di misure espansive monetarie e fiscali e dalla previsione di una ripresa continuativa innescata dall’arrivo del vaccino, con la previsione di una forte spinta verso l’Esg e verso i ciclici value. E con l’Europa che potrebbe finalmente sovraperformare gli Stati Uniti. “La nostra view sull’equity è ancora positiva, abbiamo ancora un supporto monetario e fiscale e ci aspettiamo altre novità dalle banche centrali – in particolare Bce e Fed – in senso migliorativo rispetto al programma di QE, che continueranno a offrire uno scenario favorevole per l’azionario e indicheranno la disponibilità a intervenire ulteriormente se ci dovessero essere problemi nei prossimi mesi”, commenta Michele Morganti, senior equity strategist di Generali Investments. “Anche sul lato fiscale il quadro è positivo, in Europa da un lato con il Green Deal della Ue, dall’altro con il superamento degli ostacoli sul budget dall’altro con il superamento degli ostacoli sul budget Usa”, aggiunge.
Gli effetti sono molto importanti. Da un lato, quando si unisce il supporto monetario a quello fiscale l’effetto moltiplicativo sull’economia è superiore. Questo per esempio è il fattore citato come il punto differenziale della maggiore crescita degli Stati Uniti rispetto all’Europa. Un gap che può ridursi, se oggi anche nel Vecchio Continente è stato sdoganato uno strumento fiscale grazie all’accordo politico tra gli stati, e finalmente si può fare una politica anticiclica fiscale che, assieme a quella monetaria, può diventare sempre meno ortodossa, addirittura per arrivare a tendere al cosiddetto helicopter money (sebbene questo scenario non rientri nelle nostre previsioni di breve termine).
Negli Usa, l’amministrazione Biden potrà contare su un team di grandissima esperienza, con la nomina al Tesoro di Janet Yellen, già presidente della Fed, che quindi sarà la persona a scegliere gli investimenti, mentre dall’altra parte ci sarà Jerome Powell a decidere sul fronte monetario.
In questo quadro, ci aspettiamo una fondamentale spinta verso l’Esg.
In questo senso, Biden può fare due cose: rientrare negli Accordi di Parigi, una mossa che sarebbe coerente con l’aspirazione degli Stati Uniti alla leadership anche su questo fronte – Biden ha anzi già detto che gli obiettivi degli accordi non sono sufficienti ed è necessario andare oltre – e dettare gli standard sulle emissioni, un’iniziativa sulla quale avrebbe l’appoggio della California, che tradizionalmente riesce a trainare anche gli stati limitrofi. Insomma, la spinta Esg americana potrebbe essere potente e fare da guida a tutto il mondo, portandosi dietro anche la Cina che dovrà dettare il programma per arrivare alla neutralità sulle emissioni di CO2.
Immaginiamo Usa e Cina entrambi fortemente impegnati su questo fronte: uno scenario in grado di dare forte slancio agli investimenti e offrire nuovi temi per gli investitori. Se finora eravamo a frequentare in particolare i titoli Esg europei, nel prossimo futuro lo scenario cambierà.
Sul fronte dei settori, dagli Accordi di Parigi si prevede deriverà una crescita degli investimenti nell’energy verso la sostenibilità. Tra l’altro il settore dell’energia come quello bancario si trova in un momento in cui le valutazioni sono basse e gli utili in miglioramento, ed è quindi un tema in grado di beneficiare dei fattori che stanno dando fiato al tema value-ciclico: l’arrivo dei vaccini, il rimbalzo della fiducia delle imprese e un miglioramento delle aspettative di inflazione. Con la continuazione della ripresa nel 2021 e un rialzo leggero dei tassi possiamo continuare a ruotare verso il value, ultimamente più appetibile.
A livello geografico, i fattori citati dovrebbero sostenere il value anche sui mercati emergenti – dove siamo positivi anche sui bond in hard currency, perfino sulla parte più rischiosa. Abbiamo una view positiva anche sul Giappone e Ftse 100 britannico, particolarmente esposto su energy e materials, nonché l’indice maggiormente a sconto tra quelli di grande dimensione, anche perché ci aspettiamo il raggiungimento di un accordo anche minimale sulla Brexit, ora che Boris Johnson non può più contare sull’appoggio di Donald Trump.
In Europa prevediamo una ripresa degli utili del 40% nel 2021 e di un ulteriore 10% nel 2022, e puntiamo soprattutto su finanziari e materials. Ci aspettiamo un total return sull’azionario intorno all’8% in Europa, più che negli Stati Uniti, nonostante questi ultimi siano più resilienti. L’Europa può sovraperformare gli Stati Uniti anche se servono conferme di medio periodo: innanzitutto che siamo in grado di giocarci bene il Recovery fund, che l’Europa del Sud faccia le riforme strutturali in grado di aggiungere crescita potenziale, e che iniziamo a spendere di più in ricerca & sviluppo.
In questo caso ci sono quattro elementi da considerare: l’arrivo dei vaccini e la normalizzazione della crescita economica, gli investimenti futuri in infrastrutture, la rotazione verso il value, l’Esg. Questo ultimo fattore inciderà leggermente sulle utility e avrà un impatto su materials e industriali. Sull’energia c’è la scommessa verso la sostenibilità delle società che ora sono sui ranking Esg più bassi. Cerchiamo inoltre un’ancora sul growth più sottovalutato, come il pharma e una parte di tech, non le very big cap ma comunque titoli con crescita solida ma meno sopravvalutati. Vediamo come meno favoriti invece i consumer staples, il real estate e le comunicazioni, settori meno interessanti dal punto di vista ciclico.
Il FtseMib, in effetti molto esposto sul value, è tra i nostri suggerimenti di investimento assieme al Ftse 100. Sono entrambi a sconto, anche se l’indice italiano è più esposto sui finanziari, pur avendo titoli energetici e utility degni di nota e di grandissima qualità: Snam ed Enel hanno fatto enormi passi avanti ed Eni sta cercando di raggiungerle. Politica permettendo, potremmo avere delle sorprese positive.
In Italia abbiamo una visione positiva anche sui titoli a minore capitalizzazione: l’indice small cap dà soddisfazione ormai in maniera strutturale, l’indice Mid cap sta performando meglio dell’indice delle bluechip e lo Star, che da metà 2005 ha sovraperformato di quasi cinque volte il FtseMib, da inizio anno ha superato di cinque punti l’Europa, grazie alla sua solida crescita degli utili.
Nonostante i rischi che derivano dalla rotazione settoriale e dalle future iniziative antitrust, la view sul settore è positiva nel lungo periodo (anche Medtech). L’antitrust potrebbe avere impatti negativi soprattutto su un ristretto manipolo di big tech, ma le altre aziende del settore potrebbero addirittura avvantaggiarsene. Ricordiamo comunque che Amazon quest’anno ha visto crescere le stime dei suoi utili del 65%, quando invece l’Eurozona ha visto una revisione negativa del 20%.
Anche la concentrazione è un fattore negativo, ma parliamo comunque di un settore che ha aumentato gli utili dell’8% quest’anno, mentre lo S&P 500 ha perso il 7%. Sui profitti Microsoft ha visto una crescita del 22%, Facebook del 13%, Netflix del 60% e Google del 12%. Certo, c’è una certa sopravvalutazione rispetto agli utili, ma l’accelerazione sulla digitalizzazione impressa dalla pandemia spingerà ulteriormente il settore nel lungo periodo.
Gli aspetti già citati dovrebbero suggerire di avere magari un atteggiamento accorto e diversificato, ma non parlerei in generale di bolla. Il premio Nobel Robert Shiller ha indicato che il Cape ratio USA in presenza di tassi molto bassi suggerisce che possiamo avere ritorni medi annui del 3% nei prossimi 10 anni ma pur sempre un differenziale positivo contro il bond di circa 4 punti percentuali. Lo stesso Shiller in estate aveva menzionato proprio il tech tra i settori sottovalutati, assieme a pharma e materials. In effetti il PEG del tech risulta allineato all’indice S&P, mentre ai tempi della bolla 2000 viaggiava quasi a un punto di distanza dal PEG di mercato. E il motivo per cui il PEG è oggi più elevato in assoluto risiede nei tassi bassi.
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