Autunno di stress test per i fondi comuni
Dal 30 settembre troveranno applicazione le linee guida Esma sugli stress test per valutare la preparazione del settore a potenziali shock negativi futuri
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Martedì 13 ottobre torna la possibilità di sottoscrivere o riscattare le quote di tutti i fondi comuni della società H2O Asset Management che a fine agosto erano stati sottoposti al provvedimento di sospensione temporanea del Nav dall’autorità di vigilanza francese.
Per gli investitori che hanno in portafoglio quote di questi fondi è arrivato il momento di decidere cosa fare ora: vendere o rimanere investiti?
Di fatto è impossibile prevedere cosa succederà dal 13 ottobre e quale sarà la reazione emotiva degli investitori. “L’auspicio, come sempre in questi casi, è quello di non assistere ad un comportamento di gregge, ad una reazione emotiva che possa rendere le cose ancora più gravi di quanto già non lo siano”, sostiene Massimo Scolari, presidente di Ascofind.
“Il pericolo di una corsa ai riscatti c’è – aggiunge l’esperto –, ma ritengo sia un comportamento irrazionale. Seguire i comportamenti di massa, in preda all’emotività, sia in una direzione che nell’altra, è sempre deleterio. Il comportamento più maturo è affrontare i fatti oggettivamente, sulla base delle informazioni che si riescono a reperire dalla società, dai mezzi di informazione qualificati a farlo e soprattutto dal proprio consulente finanziario”.
Che i sette fondi alternativi Global Macro di H2O Am fossero molto popolari fra le reti di consulenza finanziaria in Italia e ben collocati presso i clienti non è un mistero per nessuno, grazie a un track record positivo sul lungo termine, tanto che Matthew Clark, equity analyst presso Mediobanca Securities con sede a Londra, in un report del 9 settembre dal titolo “H2O: frost damage” calcola che il contributo della società guidata da Bruno Crastes agli utili della capogruppo nel 2019 “sia stato pari al 17%”.
Tornando ai sette fondi che martedì torneranno ad essere negoziabili, Clark scrive: “A prescindere dagli aspetti tecnici, temiamo severi deflussi dei clienti delusi una volta che i fondi H2O saranno sbloccati”. Quanto sono concreti i timori dell’analista, e quali azioni può mettere in atto un consulente finanziario con clienti investiti in questi fondi?
Chiedere informazioni. In questi casi può essere utile rivolgersi direttamente alla società di gestione e richiedere informazioni dettagliate per conto del proprio cliente.
“L’aspetto più importante in casi come quello di H2O, richiamato anche dalle linee guida Esma, è che la società fornisca informazioni corrette, oggettive e tempestive a tutti i sottoscrittori contemporaneamente”, spiega Scolari.
Tranquillizzare il cliente. “Le misure di emergenza come quella del side pocketing presa da H2O non vengono assunte per danneggiare i sottoscrittori bensì per la loro tutela e per assicurare un trattamento uguale a tutti i clienti”, prosegue Scolari.
Con la sospensione del Nav tutti i clienti viaggiano sulla stessa barca: “la società inibisce i sottoscrittori dal fare transazioni in un mercato in cui i prezzi non sono più rappresentativi del vero valore degli asset in portafoglio. Se non si procedesse con il blocco dei riscatti – aggiunge il presidente di Ascofind – gli investitori più informati potrebbero sfruttare il loro vantaggio ed uscire dall’investimento prima che le informazioni diventino di pubblico dominio”.
Trovare un prodotto sostitutivo. Raffaele Zenti, fondatore di Virtual B, sostiene che i consulenti che ha fatto un buon lavoro di diversificazione con il portafoglio dei clienti non abbiano nulla di cui preoccuparsi. “Con lo scenario di rendimenti al minimo che vediamo oggi, inserire fondi total return come quelli di H2O Am nelle allocation ha assolutamente senso, non è un errore di per sé”, spiega Zenti.
Che però precisa: “I problemi sorgono lì dove ci si è lasciati prendere la mano – allettati dagli alti rendimenti che in passato i fondi di Crastes hanno pur avuto – e si è aumentato troppo il peso di questi prodotti nei portafogli di clienti con un profilo di rischio MiFID non conforme”.
Per Zenti quindi “solo quest’ultima categoria di consulenti finanziari deve preoccuparsi delle sorti dei fondi di Crastes”. Coloro i quali hanno seguito le tradizionali regole di diversificazione e il buon senso possono dormire sonni tranquilli e venire incontro alle esigenze del cliente – ad esempio – cercando dei prodotti sostitutivi.
“È la logica con cui abbiamo lavorato: noi da tempo abbiamo rimosso uno di questi sette fondi da un nostro portafoglio modello basato su strategie alterative e sostituito con un altro prodotto con caratteristiche e profili di rischio simili”.
Non seguire il gregge. Alla fine, la decisione di vendere o mantenere deve essere presa dal cliente con l’aiuto del consulente, tenendo presente tutte le variabili in gioco, ma soprattutto valutando attentamente ognuno la propria propensione all’assunzione di rischio. E ricordando che fatti spiacevoli come questo possono sempre accadere: “L’importante è essere sempre preparati, cioè diversificati, non solo su base geografica, settoriale e di prodotto ma anche per strategie”, conclude Zenti.
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