Fed colomba: Treasury convenienti a due condizioni
Per Calef (Notz Stucki), per trovare un buon apprezzamento bisogna andare sulle scadenza più lunghe, ma facendo attenzione al rischio cambio
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La Federal Reserve risponde al dato sulla crescita economica più debole dell’era Trump con un taglio ai tassi d’interesse di 25 punti base, il terzo nel 2019, portando il target dei federal funds nella forchetta compresa fra 1,50-1,75%.
Nel corso della conferenza stampa che come di consueto segue la riunione di due giorni del Fomc, il presidente della banca centrale Jerome Powell ha indicato di aver alzato l’asticella per ulteriori mosse di allentamento: perché ciò avvenga sarà necessario vedere un cambiamento significativo dell’outlook economico.
Se il trend del pil americano è negativo, lo stesso non può dirsi per la Borsa. Questa settimana Wall Street ha visto l’indice S&P 500 aggiornare nuovi record storici sfruttando le aspettative che si sono create attorno al possibile accordo con la Cina sulla guerra dei dazi. Ma le nuvole all’orizzonte non sono del tutto scomparse, vediamo perché.
Secondo Keith Wade, chief economist e strategist di Schroders, l’incertezza generata dalle tensioni commerciali tra Usa e Cina sta chiaramente pesando sull’economia, con esportazioni in rallentamento e società che mettono in pausa i loro piani di investimento. I consumatori, tuttavia, continuano a spendere: i consumi delle famiglie sono cresciute del 2,9% nello stesso periodo.
“Perché la Fed mantenga i tassi fermi in futuro – commenta l’asset manager -, sarà necessario vedere un alleggerimento del peso che la guerra commerciale sta esercitando sull’economia. Powell è sembrato ottimista su questo fronte, con la fase uno dell’accordo tra le due parti che sembra vicina. Gli sviluppi recenti suggeriscono che l’accordo potrebbe essere firmato a novembre, anche se il luogo dell’incontro dovrà cambiare, ora che il Cile ha deciso di non ospitare il summit dell’Apec”.
Per Goldman Sachs il taglio dei tassi di interesse ha rassicurato i mercati e ora l’evoluzione della politica monetaria della Fed sarà sempre più strettamente legata all’andamento dei dati economici e alle relazioni commerciali con la Cina.
“Per quanto riguarda i dati, il pil del terzo trimestre suggerisce che la crescita è ‘abbastanza buona’ e guidata dai consumi, mentre gli investimenti societari e il commercio restano deboli. Per quanto riguarda l’ambito commerciale, sembra che ci sia stato un miglioramento nei toni dei negoziati tra Usa e Cina, in quanto gli Stati Uniti hanno deciso di sospendere l’incremento dei dazi in programma questo mese. Tuttavia, riteniamo che l’incertezza sul fronte della politica commerciale continui a rappresentare un ostacolo per gli investimenti delle aziende”, spiega Mike Swell, co-head of fixed income portfolio management per Goldman Sachs Am.
Resta però da vedere se ciò sarà abbastanza per far aumentare la fiducia delle aziende. Il rischio è che le spese in conto capitale e gli scambi commerciali restino deboli e che il rallentamento si espanda in modo più significativo anche all’occupazione e ai consumi. La Fed deve sperare che le sue misure di easing basteranno ad attenuare l’impatto sulle famiglie, per far sì che ciò non avvenga.
“Riteniamo che resterà una certa dose di incertezza e con un restringimento dei margini di profitto vedremo più esuberi e prevediamo che la Fed tornerà a tagliare i tassi nel 2020”, conclude Wade.
