Immobiliare, S&P: ripresa dei prezzi molto lenta, Italia fanalino di coda
L’Italia sarà fra gli unici due paesi, dopo la Gran Bretagna, a registrare una contrazione dei prezzi degli immobili quest’anno
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Superata la crisi pandemica, la ripresa dell’occupazione in Europa sarà più rapida di quella registrata dopo la crisi finanziaria globale. La previsione arriva da S&P Global Ratings, che in un rapporto motiva il suo ottimismo spiegando come nel 2020 la perdita di posti di lavoro non era collegata a squilibri economici e che le competenze di chi ha perso il posto in questi mesi sono meno specifiche rispetto a quelle di coloro che lo persero nel 2008-2009.
La perdita di posti di lavoro a causa della pandemia, afferma infatti l’economista senior dell’agenzia, Marion Amiot, “non era molto specifica per le competenze e dovrebbe essere più facile da riempire una volta che la domanda tornerà”.
Per gli analisti di S&P Global Ratings, inoltre, “i regimi di lavoro a breve termine e i ritardi nelle dichiarazioni di fallimento in Europa hanno attenuato l’impatto della pandemia sul mercato del lavoro”. Anche gli schemi temporanei di protezione dell’occupazione hanno svolto la funzione di ammortizzatore per il mercato del lavoro europeo e le riforme strutturali degli ultimi 10 anni hanno reso questi mercati più reattivi alla crescita in Europa, soprattutto in Spagna, ma anche in Italia e in Francia.
Per S&P è poi improbabile che la crescita dei salari diminuisca di molto nel contesto di una rapida ripresa occupazionale, ma è possibile che raggiunga un limite massimo a causa dello shock sulla produttività delle aziende che vorranno ricostituire i margini prima di aumentare le retribuzioni dei dipendenti.
Intanto, i cambiamenti strutturali in corso con questa crisi hanno effettivamente visto alcuni settori aumentare la loro forza lavoro. Informazioni e telecomunicazioni, servizi pubblici, immobili e finanza hanno tutti impiegato più lavoratori nel terzo trimestre 2020 rispetto all’anno precedente. I settori che invece hanno perso più lavoro sono quelli del turismo e del commercio e i lavoratori che hanno perso il posto sono quelli meno qualificati. “Le pressioni inflazionistiche – conclude la Amiot – sono destinate a rimanere molto al di sotto dell’obiettivo (vicino, ma inferiore al 2%) delle banche centrali europee nei prossimi tre anni”.
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