Bond Usa, puntare su quelli a più breve scadenza
Iggo (Axa Im): “Con uno yield del 3,2% è più tranquillizzante essere rialzisti sui Treasury oggi rispetto a quando lo yield era inferiore all’1,5%”.
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“Il nostro outlook per la crescita non ha subito modifiche, con il contesto di natura macroeconomica che continua ad essere solido dal punto di vista fondamentale. Gli ultimi dati PMI sono stati lievemente più bassi, mentre i numeri sull’IP hanno superato le attese. I dati recenti non hanno condizionato la nostra view generale, ma apprezzeremmo un passo in avanti dei dati PMI”. Mike Biggs, investment manager delle strategie obbligazionarie local emerging market di GAM Investments, fa un’analisi sullo stato di salute degli Emergenti e le relative opportunità di investimento, con un focus sugli asset di rischio.
“I tassi delle obbligazioni Usa – spiega l’economista – sono cresciuti in maniera decisa dall’inizio dell’anno, con un ulteriore incremento di 40 punti base nell’ultimo mese. Nella nostra ottica ciò non dovrebbe rappresentare una minaccia per l’outlook sui prezzi degli asset. L’incremento dei tassi è un problema se discende da un aumento dell’inflazione, ma non di certo se alla base vi è una crescita più sostenuta. Gli indicatori dei tassi reali e la stabilità delle aspettative di inflazione suggeriscono che alla base di questa variazione ci sia la crescita”.
Le ragioni di questo movimento di rialzo dei tassi sono importanti, soprattutto per quanto riguarda il contesto degli Emergenti. A questo proposito l’analista ricorda che “uno studio del Fmi mostra che al rialzo dei tassi di interesse nelle economie sviluppate nel caso di un’impennata nella crescita, tradizionalmente segue un aumento dell’appetito di rischio e si assiste ad un afflusso di capitali a favore degli Emergenti e di un incremento della produzione. Un indicatore significativo a sostegno dell’outlook per gli asset di rischio è stata la correlazione negativa tra rendimenti obbligazionari e azionari fin dal 2000. Riteniamo poco probabile che si ritorni a una correlazione positiva salvo che la Fed non inizi a nutrire timori in merito all’inflazione”.
“Se ci sarà un rialzo obbligazionario graduale o un movimento laterale – conclude Biggs – allora la correlazione negativa dovrebbe rimanere tale, fattore che dovrebbe con tutta probabilità supportare i prezzi degli asset”.
