Emergenti, più ombre che luci
In Brasile, le preoccupazioni per l'esito delle prossime elezioni presidenziali, hanno avuto ripercussioni sul mercato e sulla valuta. L'accordo Nafta Usa-Messico è una buona notizia
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“La crescita e le esportazioni dei Paesi emergenti dovrebbero continuare a beneficiare di una crescita lenta ma costante nei Paesi sviluppati, dell’espansione dei volumi del commercio mondiale e di un ciclo globale di spesa in conto capitale resistente”. Jonathan Mann, Managing Director, head of emerging market debt di BMO global Am, fa il punto sugli Emergenti e spiega che “la modesta crescita della base monetaria e del credito in molti Paesi emergenti mostra che le pressioni inflazionistiche derivanti dalle recenti svalutazioni della moneta dovrebbero essere temporanee e la maggior parte delle banche centrali potrà permettersi di lasciare che il fluttuare delle valute serva da meccanismo di aggiustamento”.
“Il bilancio della Fed – prosegue l’analista – si sta riducendo e il programma QE della Banca centrale europea cesserà entro la fine dell’anno. Ciò ha aumentato la pressione sui Paesi più dipendenti dai flussi di capitali globali per finanziare i disavanzi fiscali ed esterni”.
Tuttavia, “i tassi di riferimento rimangono bassi in termini reali, il che sosterrà la ricerca del rendimento e aiuterà il debito emergente da un punto di vista tecnico. Ogni ulteriore ripresa della volatilità dei mercati globali potrebbe portare a un approccio più accomodante da parte della Fed, che andrebbe a tutto vantaggio degli asset dei mercati emergenti. Il totale delle emissioni sovrane degli emergenti ha già raggiunto i 116 miliardi di dollari da inizio anno, superiore alla media quinquennale di 110 miliardi di dollari, per cui per la maggior parte dei Paesi il fabbisogno di finanziamento è prossimo a essere soddisfatto”
“Dopo l’impennata dello scorso anno – conclude l’esperto – l’afflusso nei fondi obbligazionari emergenti si è arrestato, ma riteniamo che gli investitori rimangano strutturalmente sottoallocati. Dopo il recente allargamento dello spread nel segmento ad alto rendimento, lo spread dell’indice diversificato EMBI di 370 punti è ampio rispetto alla media post-Lehman, per cui le valutazioni sono interessanti”.
