Emergenti sotto scacco. Ma le opportunità non mancano
5 luglio 2018
di Gabriele Petrucciani
1,30 min
Secondo Nick Payne, head of global emerging markets di Old Mutual Global Investors, le valutazioni sono veramente “cheap”. Fari puntati su Cina, Messico, Indonesia e India
Nick Payne, head of global emerging markets di Old Mutual Global Investors
C’è una tempesta perfetta che minaccia le piazze emergenti. Un mix micidiale che sta facendo scappare gli investitori. Da un lato ci sono gli Stati Uniti che hanno dichiarato guerra (commerciale) alla Cina, e non solo. Poi c’è una Fed che si sta mostrando negli ultimi mesi più falco che colomba. E anche il dollaro, che sembra aver ritrovato forza, sta facendo la sua parte. Tutto sembra giocare contro i Paesi in via di sviluppo. Eppure i gestori rimangono ottimisti su loro futuro. Come Payne, head of global emerging markets di Old Mutual Global Investors, che conferma: “È vero, le incognite per i mercati emergenti sono diverse. Ma i fondamentali rimangono buoni ed è ancora possibile trovare interessanti opportunità d’investimento”.
Secondo l’esperto di Old Mutual, le valutazioni sono, e stanno diventando, veramente “cheap”. Tra i mercati più interessanti, Payne cita la Cina, il Messico, l’Indonesia e l’India. Anche se su Nuova Delhi incombe lo spettro delle elezioni, che si terranno l’anno prossimo. “Modi piace molto agli investitori stranieri e al momento sembra che i partiti all’opposizione stiano guadagnando maggiore consenso tra la popolazione – spiega il gestore – Una sua eventuale sconfitta potrebbe portare gli investitori a essere molto meno positivi sull’India. Finché non ci saranno dati più chiari riguardo al potenziale risultato delle elezioni, comunque, noi continueremo a pensare che sarà Modi a vincere, anche se forse con una maggioranza più contenuta rispetto a quella attuale”.
La view sul Paese, quindi, rimane positiva, soprattutto nel lungo termine: “L’India può contare su una popolazione numerosa (si tratta di 1,3 miliardi di persone, ndr) e molto giovane (il 65% della popolazione ha meno di 35 anni, ndr) con un impatto demografico estremamente rilevante. Il Paese è in espansione e tra i settori che potrebbero avvantaggiarsi maggiormente c’è quello dei consumi”.
Oltre a Nuova Delhi, Payne guarda con particolare attenzione anche alla Turchia, dove è stato appena rieletto il presidente Recep Tayyip Erdogan. Una riconferma che con ha cambiato la view, e quindi il posizionamento, del gestore: “Valuteremo le prossime mosse e più in particolare il nuovo team economico – argomenta – Per il Paese, poi, sarà molto importante dare più indipendenza alla banca centrale. Il problema più grande della Turchia, infatti, è un’inflazione eccessivamente alta. Per riportarla su valori più equilibrati è necessario incrementare i tassi di interesse. E se la Banca Centrale e il Governo dovessero lanciare un messaggio al mercato, dimostrandosi realmente intenzionati ad abbassare il livello dell’inflazione – conclude – allora assisteremo a un rally sia del mercato azionario sia di quello obbligazionario”.
I gestori continuano ad avere una visione positiva sull’equity, nonostante i numerosi campanelli d’allarme. Tuttavia, non mancano i rischi. Tra questi, l’inflazione, il protezionismo e una possibile frenata degli utili
I fondamentali dei mercati emergenti sono forti e in miglioramento e le valutazioni sono convincenti. Peter Eerdmans, corresponsabile del reddito fisso emergente di Investec AM, illustra i punti di forza del debito emergente.
Valute, azioni e obbligazioni dei mercati emergenti sono sempre più sotto pressione, con il dollaro che resta un fattore chiave. Ma secondo i fund manager queste asset class offrono ancora buone opportunità di valore relativo.
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