Bond emergenti: un barlume di speranza
Nel complesso, rispetto a fasi passate caratterizzate da volatilità monetarie elevate, i dati fondamentali negli Emergenti sono migliori
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“Un approccio prudente nei confronti dei mercati emergenti è giustificato nel breve periodo, poiché al momento i mercati finanziari pongono la massima enfasi sulla sicurezza. Ogni volta che si è registrato un cosiddetto caso isolato di sofferenza, come in Turchia, le pressioni si sono
abbattute anche su tutto ciò che presentava un beta relativamente elevato. Ciò significa che anche i Paesi in difficoltà che stanno introducendo misure rispettabili per ripristinare la credibilità potrebbero subire una correzione”. Mark Burgess, vice cio globale e cio Emea di Columbia Threadneedle Investments, fa il punto sulla situazione dei mercati emergenti.
“In aggiunta – argomenta l’esperto – sta per iniziare nuovo periodo di cicli elettorali. Di recente si è tenuta un’elezione in Brasile, e l’Indonesia seguirà all’inizio del 2019. Questi due Paesi da soli rappresentano circa il 15% dell’indice EMBI,5 e le elezioni comporteranno sicuramente un aumento della volatilità. Anche se spesso, quando si tratta di risultati elettorali, cane che abbia non morde, il rischio rimane perché il mercato reagisce all’abbaiare”.
“Nel breve termine – continua l’analista – si registrerà quindi un’ulteriore volatilità nei mercati emergenti prima che si torni alla normalità, anche se le nostre prospettive a lungo termine sono ottimistiche. La guerra commerciale è fonte di grande apprensione in quanto ci avviciniamo alla fine dell’attuale ciclo economico”.
“Ma per gli investitori – conclude Burgess – potrebbe essere più appagante concentrarsi sulle cause tradizionali della debolezza dei mercati emergenti, come la politica monetaria statunitense, la forza del dollaro e l’economia cinese, piuttosto che sulla retorica politica”.
