I tre fattori che fanno paura ai mercati
Guerra commerciale, Fed e lo scontro Roma-Bruxelles. Nangle (Columbia Threadneedle): "Per incidere sui prezzi questi fattori dovrebbero impattare su fondamentali e valutazioni"
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“Il bilancio della Fed si sta ridimensionando, e il programma di QE della Bce cesserà entro la fine dell’anno. Di conseguenza, le pressioni per i Paesi più dipendenti dai flussi di capitale globali per finanziare i deficit commerciali e deficit fiscali sono in aumento. Tuttavia, in generale, i principali tassi reali rimangono bassi, supportando così la ricerca di rendimento, e aiutando il debito dei mercati emergenti da una prospettiva più tecnica”. Jonathan Mann, managing director, head of emerging market debt di Bmo Global Am, illustra gli effetti delle politiche monetarie sugli emergenti.
“Qualsiasi altra ripresa della volatilità – continua l’esperto – dei mercati globali e/o un rallentamento statunitense potrebbe portare a un posizionamento più accomodante della Fed che supporterebbe gli asset dei mercati emergenti. L’emissione sovrana dei mercati emergenti ha già raggiunto 121 miliardi di dollari da inizio anno, superiore alla media quinquennale di 110 miliardi di dollari, quindi la maggior parte dei bisogni di finanziamento dei paesi sono già stati soddisfatti”.
Dopo l’ondata dell’anno scorso, “gli afflussi nei fondi obbligazionari emergenti sono in fase di stallo, ma riteniamo che gli investitori rimangano strutturalmente sottoallocati. Dopo il recente allargamento dello spread nel segmento ad alto rendimento, lo spread dell’indice EMBI Diversified di 340 punti base è ampio rispetto alla media post-Lehman, per cui le valutazioni sono abbastanza interessanti”.
L’analista però mette in guardia gli investitori visto che “non mancano i rischi all’orizzonte. Valori inaspettatamente alti relativi all’inflazione o alle dinamiche dei salari negli Stati Uniti potrebbero portare ad aumenti dei tassi da parte della Fed superiori alle aspettative di mercato, prosciugando ulteriormente la liquidità e spingendo verso l’alto il dollaro Usa”.
Inoltre “la gestione ‘occhio per occhio’ che sta caratterizzando i contrasti in ambito commerciale tra Stati Uniti e Cina/Ue potrebbe portare ad un peggioramento delle tensioni, colpendo la fiducia e la spesa per investimenti in una o entrambe le economie”.
