La propensione al risparmio delle famiglie inizia a calare
Stesso trend in Italia e in Europa, dove il tasso di risparmio scende ma resta comunque a livelli record. Nel secondo trimestre aumentano il reddito disponibile e i consumi degli italiani
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Tra il calo dei consumi e l’aumento della propensione al risparmio in funzione anti imprevisti, la pandemia è stata una manna per i conti correnti delle famiglie italiane e del resto d’Europa. Tanto che nel nostro Paese i depositi bancari sono saliti in media di 1.700 euro. Il dato emerge dalle Note Covid della Banca d’Italia, secondo cui le famiglie hanno tagliato i consumi di oltre 10% incrementando il tasso di risparmio.
Gli italiani si confermano dunque formiche, ma questa volta sono stati superati in prudenza da tedeschi e francesi. Sempre in termini pro capite, i depositi delle famiglie dell’Eurozona sono infatti cresciuti in media di 2.000 euro, con importi superiori in Germania e Francia, dove si è toccata rispettivamente quota 2.500 e 2.400 euro, e inferiori in Spagna e in Italia, con 1.500 e 1.700.
Un flusso di risparmio tale da essere il più consistente dall’avvio della moneta unica: nell’Eurozona infatti la spesa per consumi delle famiglie era sempre cresciuta nell’ultimo ventennio, con l’eccezione del 2009, quando si era registrato un calo molto più contenuto.
Sempre stando allo studio di Via Nazionale, alla fine del 2020 il peso dei depositi sulla ricchezza finanziaria delle famiglie (al lordo delle passività) si è attestato nel complesso Ue al 34,2%. In Spagna i depositi hanno raggiunto il 42,2% delle attività finanziarie delle famiglie, superando la quota della Germania (40,2%). Per l’Italia il peso è invece nella media dell’eurozona e quello per la Francia lievemente inferiore (29,2%).
Sempre nell’anno del Covid, poi, i redditi dei settori privati non finanziari dell’area dell’euro hanno registrato la contrazione più forte degli ultimi venti anni, “solo in parte contrastata dalle misure di sostegno introdotte dalle amministrazioni pubbliche”.
L’aumento del risparmio di famiglie e imprese nei depositi bancari, si legge inoltre nel report, è stato canalizzato dalle banche centrali, dagli istituti di credito e i fondi verso i titoli di Stato emessi dalle amministrazioni pubbliche. In particolare, il risparmio dei settori in surplus finanziario finito nei depositi ha visto “un equivalente flusso” di acquisti “da parte delle Istituzioni finanziarie monetarie (banche centrali, banche e fondi, ndr.) di titoli di debito emessi dalle amministrazioni pubbliche”, scrivono i tecnici di Palazzo Koch.
L’incidenza dei titoli del debito pubblico dell’area sul totale delle attività finanziarie delle Ifm (banche centrali, banche, fondi e Cdp) durante il 2020, sottolinea il rapporto, è salita nel complesso all’11,7% (dal 9,9 del 2019). Considerando solamente i titoli del debito sovrano di ciascun Paese, l’incidenza è cresciuta al 20,8% (dal 18,3) per le Ifm italiane, valore superiore a quello di Spagna (16%), Germania e Francia (6% in entrambi i Paesi)”.
Gli acquisti di titoli pubblici hanno ulteriormente accentuato l’importanza delle Ifm nel finanziamento delle amministrazioni pubbliche: la quota di titoli di debito emessi da amministrazioni pubbliche dell’area detenuta da Ifm residenti nell’area è salita al 45,3% (38,9 nel 2019). Considerando i titoli del debito sovrano di ciascun paese e le Ifm in esso residenti, tale quota è più elevata per Italia, Spagna e Germania (42, 44 e 37%) e più bassa per la Francia (29%). E se gli acquisti delle banche centrali sono stati decisivi anche i titoli di debito emessi dalle amministrazioni pubbliche dell’area rappresentano in media il 5,7% delle attività di banche e fondi. I titoli pubblici italiani sono invece l’11% delle attività finanziarie delle banche italiane (senza Bankitalia e le altre banche centrali), il valore più alto degli ultimi 20 anni.
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