I gestori chiedono costi più bassi per i dati di mercato
L'elevato costo dei dati influisce negativamente sulla performance netta dei fondi di investimento e, di conseguenza, sul rendimento per gli investitori
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Per Efama, associazione degli asset manager europei, la revisione della Mifid rappresenta uno snodo cruciale non solo per una maggiore efficienza del sistema finanziario ma addirittura per la ripresa dell’economia del Vecchio continente. “Efama ha sempre dimostrato un atteggiamento di sostegno per gli obiettivi fondamentali perseguiti dal quadro regolatorio relativo a Mifid II e Mifir”, ha commentato l’associazione a FocusRisparmio a margine di una conferenza virtuale. “Nel complesso, questa cornice normativa sta funzionando in modo coerente, con delle misure calibrate in modo appropriato. Ma pur tenendo bene in mente queste considerazioni, sosteniamo in generale l’intenzione della Commissione di suggerire ‘rapidi aggiustamenti’ alla disciplina relativa alla protezione degli investitori nella seconda parte del 2020”.
Più specificamente, come già dichiarato, l’associazione ritiene che si dovrebbe dare maggiore flessibilità agli investitori professionali e alle controparti qualificate. “A questo genere di investitori si dovrebbe consentire o un meccanismo di opt-out da determinati requisiti di disclosure sui costi e di protezione degli investitori, oppure questi dovrebbero essere del tutto esclusi, concedendo quindi un meccanismo di opt-in. Questo renderebbe anche superflua l’introduzione di una quarta categoria, quella dei clienti semi-professionali”.
L’associazione ha inoltre spiegato di essere a favore della creazione di uno “European Consolidated Tape (ECT)”, cioè un sistema centralizzato europeo che integra in tempo reale dati e prezzi degli strumenti finanziari. L’Esma – la Consob europea – ha proposto l’introduzione di un Ect per i mercati azionari, finora resa impossibile da limiti regolatori e frammentazione di mercato. Ma Efama ritiene addirittura che l’introduzione di un Ect “per tutti gli strumenti finanziari è una componente chiave per migliorare la trasparenza dei mercati, perché i dati post-trade rappresentano il primo livello di informazione per la determinazione del pre-trade e dei prezzi e un consolidated tape rappresenterebbe una ‘fonte unica centralizzata di dati’. Sollecitiamo anche che si prendano rapidamente delle misure per risolvere il problema del costo dei dati: gli asset manager sono tra i principali e tra i più importanti fruitori di dati (sui mercati, sugli indici, sugli Esg, eccetera) e hanno dovuto affrontare negli ultimi anni un vistoso rialzo del costo per il loro utilizzo, che non appare coerente con il costo di produzione e disseminazioni da parte di provider e distributori”.
Secondo Efama, questo aspetto costituisce un chiaro impedimento all’effettivo funzionamento della Capital Markets Union, che deve essere perseguita in maniera diretta e decisa con azioni efficaci da parte di regolatori e autorità di supervisione.
“La combinazione di queste misure (tra le altre) ha il potenziale di migliorare il funzionamento dei mercati di capitali in Europa e di renderli più attraenti sia per gli investitori istituzionali sia per il retail. Tutto questo, in cambio, aiuterebbe a migliorare l’importanza relativa della finanza market-based come fonte alternativa di finanziamento per le imprese (accanto al canale bancario, che in Europa resta preponderante) e, di conseguenza, a facilitare la ripresa dell’economia”.
Efama si è anche espressa sulla situazione di liquidità dei fondi del Continente, un aspetto sul quale c’è anche stato un dibattito regolatorio nel corso del 2019. “Lo scoppio della pandemia a marzo di quest’anno ha portato al calo di mercato più brusco della storia moderna e ha generato implicazioni profonde per tutti i soggetti che partecipano al mercato, inclusi gli asset manager e i fondi di investimento”, riconosce Efama. Il mercato ora si è stabilizzato, ma “per alcune settimane i player di mercato hanno dovuto affrontare seri problemi di liquidità, in particolare su specifiche asset class quali per esempio il real estate e le obbligazioni high yield”. Eppure, nonostante queste eccezionali e certo non favorevoli condizioni, “l’industria dei fondi di investimento ha provato la propria resilienza, visto che la grandissima maggioranza dei fondi di investimento è stata in grado di continuare a operare e di proteggere i propri investitori senza grandi disruption. Questo, in larga parte, è dovuto al fatto che i fondi hanno potuto contare su efficaci strumenti di liquidity management, come prevede il quadro regolatorio Ucits/Aifmd”.
