Fed, vicini a una svolta epocale
Se da 10 anni, con l’afflusso di liquidità, l’azione delle banche centrali era servita da tampone durante le fasi di stress, la stessa diventerà ora fonte di incertezza
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“A supporto del dollaro, ci sono le probabilità di un accordo sul trattato Nafta, che potrebbe quindi marcare un vero e proprio punto di svolta nella battaglia di Trump alla globalizzazione”. Lo prevedono Peter Rosenstreich, head of market strategy e Vincent Mivelaz, analista di Swissquote.
Qualora il 2019 dovesse rivelare una linea di politica commerciale più accomodante, infatti, “potremmo assistere ad una rapida risalita della propensione al rischio. In un contesto di tassi Usa in salita e di allargamento del differenziale con i titoli giapponesi, rimaniamo assolutamente costruttivi in una prospettiva di ritorno del cambio dollaro/yen a 114”.
Sul fronte petrolifero, invece, “con l’avvicinarsi delle sanzioni americane contro l’Iran, le esportazioni dalla Repubblica islamica stanno rallentando: la produzione è diminuita del 45% da maggio quando il Presidente Trump ha di fatto sconfessato l’accordo sul nucleare raggiunto nel 2015. E nemmeno la dichiarazione dell’Arabia Saudita, che si è detta pronta ad aumentare le proprie lavorazioni per compensare il calo iraniano, possono considerarsi attendibili”.
“Oltre a ciò – argomentano Rosenstreich e Mivelaz, – si aggiunga che la tempesta tropicale Gordon ha già interrotto circa il 9% della produzione di petrolio nel Golfo del Messico per due giorni e che la medesima regione si aspetta di chiudere il 19% delle proprie strutture prima dell’arrivo dell’uragano Michael (infrastrutture per l’estrazione del gas incluse), contribuendo così a spingere verso l’alto le quotazioni. Sia il Brent sia il Wti stanno trattando ai massimi degli ultimi quattro anni e continueranno a salire”.
