I consulenti battono il virus: raccolta trimestrale positiva
Flussi per 11,6 miliardi nei primi tre mesi del 2020, in aumento dell’11%. A far da traino c/c e depositi. E aumenta la clientela
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Un flessione limitata per il mercato azionario, soprattutto Oltreoceano, con redimenti che a fine 2020 saranno più simili a quelli del 2018 che non a quelli del 2008, anno della grande crisi.
I professionisti della finanza hanno i piedi per terra e non si lasciano confondere dai tracolli dei dati macro. Lo evidenzia un sondaggio di Natixis Investment Managers, da cui emerge che consulenti d’investimento, gestori patrimoniali, broker-dealer e pianificatori finanziari, nonostante cali record pari a -34% durante le prime settimane di crisi, hanno registrato una perdita del 10% alla fine di aprile.
Oltre la metà, il 51% a livello globale, ha infatti percepito la volatilità iniziale causata dalla crisi del coronavirus come guidata più dal sentiment che dai fondamentali. Anche per questo sono ottimisti sulla possibilità che il mercato continui a riprendersi nel secondo semestre e ritengono che i rendimenti delle azioni Usa recuperino dalle forti perdite per chiudere l’anno in calo di appena il 3,6%. A preoccuparli, invece, soprattutto l’incertezza riguardo ciò che accadrà in futuro e il modo in cui sarà gestito.
Tra il 16 marzo e il 24 aprile di quest’anno, Natixis ha intervistato 2.700 professionisti della finanza in 16 Paesi, tra cui 300 negli Stati Uniti, rilevando che, a livello globale, gli intervistati prevedono una flessione del 7% per l’S&P 500 e una del 7,3% per l’indice MSCI World Index a fine anno. Le loro aspettative di rendimento per il 2020 sono più simili ai modesti cali registrati nel 2018 rispetto all’andamento del 2008, quando l’S&P lasciò sul terreno il 37% e l’MSCI il 40,33%.
Nel mercato statunitense, dunque, le prospettive sono più ottimistiche, ma altrove i professionisti della finanza sono notevolmente più pessimisti sull’andamento dei listini: quelli di Hong Kong, Australia, Italia e Germania prevedono che l’anno si chiuderà con perdite a due cifre.
Nemico numero uno è sempre lei, la volatilità, che continua a rappresentare il principale rischio per la performance di portafoglio e per le prospettive di mercato. Due terzi (il 69%) dei professionisti su scala globale indicano nella volatilità una delle principali fonti di preoccupazione, seguita da vicino dai timori di recessione (il 67%). Quasi la metà (il 47%) individua anche l’incertezza legata agli eventi geopolitici tra i rischi per i propri portafogli. In un drastico spostamento delle preoccupazioni causate dal rischio rispetto ai sondaggi degli anni precedenti, un quinto degli intervistati (il 19%) ha espresso preoccupazione per i bassi rendimenti, mentre i problemi relativi alla liquidità sono stati citati dal 17% degli intervistati.
“Con la graduale riapertura delle economie e l’allentamento delle tensioni su scala globale, nel complesso i consulenti finanziari sono ottimisti per quanto riguarda la ripresa – evidenzia Antonio Bottillo, country head ed executive managing director per l’Italia di Natixis Investment Managers -. Tuttavia sono ancora concentrati sulle modalità di protezione dei clienti dalla volatilità che si aspettano. La crisi ha rappresentato la tempesta perfetta per coloro che tendono a prendere decisioni di investimento su base emotiva e con la crisi che ha messo a nudo i limiti delle strategie di investimento passivo, la larga maggioranza dei consulenti si sta orientando verso una gestione attiva nell’attuale contesto”.
Ma cosa è successo? Dopo 12 anni in cui l’S&P 500 ha prodotto rendimenti medi annui di quasi il 13% e ha raggiunto livelli record a gennaio e febbraio, l’entità delle perdite causate dalla pandemia è stata rapida e sorprendente. E non importa che quasi la metà dei consulenti finanziari (il 47%) sia d’accordo sul fatto che i mercati fossero sopravvalutati: otto su dieci (l’81%) ritengono che il prolungato bull market abbia reso gli investitori generalmente compiacenti nei confronti del rischio. Finché i mercati sono in rialzo, il 49% degli intervistati afferma che i propri clienti sono restii al ribilanciamento del portafoglio.
Non solo. Per il 67% dei consulenti finanziari, i singoli investitori non erano preparati a una flessione di mercato, mentre secondo il 75% avevano dimenticato come la durata del bull market fosse senza precedenti e rappresentasse un’eccezione su base storica. Oltre tre professionisti su quattro inoltre (il 76%) sono convinti che i singoli investitori, in generale, facciano fatica a comprendere la propria disponibilità al rischio e affermano che i clienti non riconoscono il rischio fino a quando non si è manifestato.
“La flessione di mercato, e la prevista ripresa, vale come una lezione di finanza comportamentale, anche se appresa attraverso perdite reali e obiettivi mancati – osserva Dave Goodsell, executive director del Natixis’ Center for Investor Insight -. Gli investitori hanno avuto di nuovo un assaggio di come il rischio possa presentarsi ed è un momento da interpretare in maniera costruttiva. I consulenti finanziari possono mostrare il proprio valore parlando con i clienti in termini reali delle aspettative di rischio e di rendimento, aiutandoli a costruire portafogli resilienti e a tenere sotto controllo le emozioni durante le oscillazioni del mercato”.
Otto professionisti della finanza su dieci (il 79%) ritengono quindi che il contesto attuale favorisca una gestione attiva. Per chi abbraccia la volatilità come potenziale opportunità di acquisto e di riequilibrio, è un altro momento di insegnamento per il posizionamento del portafoglio e la gestione attiva. Quasi sette su dieci concordano su come gli investitori abbiano un falso senso di sicurezza negli investimenti passivi (il 68%) e non comprendano i rischi che questi strumenti comportano (il 72%).
Insomma, i professionisti della finanza stanno rispondendo alle nuove sfide della gestione degli investimenti, delle aspettative e dei comportamenti dei clienti. Sotto la pressione della regolamentazione, dell’industria e del mercato, il loro approccio sta cambiando su tutti i fronti: strategia d’investimento, servizi e gestione della clientela e formazione.
