Rischio politico, i premi hanno raggiunto livelli estremi
Chauchat (Dorval Am): “Gli sviluppi più incoraggianti provengono dall’Italia, caratterizzata da quello che noi abbiamo definito lo scenario portoghese”
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“L’aspetto interessante è che la Cina sembra trarre beneficio dalla guerra commerciale, dato che le minori esportazioni verso gli Stati Uniti sono compensate dagli scambi verso Paesi terzi, dove gli esportatori cinesi riescono a guadagnare quote di mercato a scapito dei concorrenti americani. La conclusione della Bce riecheggia le precedenti simulazioni della Bank of England, secondo cui, in uno scenario simile, l’output statunitense potrebbe contrarsi del 2,5% e quello globale dell’1% attraverso i soli canali commerciali. La BoE ha osservato che l’impatto sul PIL mondiale sarebbe sostanzialmente maggiore se tutti i paesi innalzassero i dazi contro tutti gli altri. La guerra commerciale di Trump non è limitata alla sola Cina, ma interessa anche l’Unione europea”. Léon Cornelissen, chief economist di Robeco, riporta e analizza le recenti simulazioni effettuate dalla Bce sulle conseguenze della guerra commerciale.
“L’ultima tornata di dazi statunitensi – prosegue l’esperto – prevede un prelievo del 10% su 200 miliardi di dollari di merci cinesi a partire da settembre, in aggiunta ai dazi su 50 miliardi di dollari di merci entrati in vigore ad agosto. Nonostante le cifre da capogiro, i prodotti colpiti finora rappresentano solo una piccola quota del commercio mondiale. È quindi comprensibile che queste misure restrittive non abbiano ancora intaccato sensibilmente la fiducia dei produttori e dei consumatori. Questo spiega in gran parte la modesta reazione evidenziata finora dai mercati finanziari. Tuttavia, all’orizzonte si profila un’ulteriore escalation. Gli Stati Uniti hanno minacciato di aumentare i dazi del 10% su 200 miliardi di dollari di merci cinesi, portandolo al 25% all’inizio del prossimo anno, se la Cina non ‘cambierà modo di fare’, anche se non è ancora del tutto chiaro quale sia l’obiettivo negoziale di Washington nei confronti di Pechino”.
“L’escalation della guerra commerciale – conclude Cornelissen – ha pochi risvolti positivi per gli investitori, i quali possono solo sperare che la situazione non degeneri ulteriormente”.
