Catechis (Legg Mason): “I 5 motivi per cui gli emergenti guideranno la rivoluzione tecnologica”
1 marzo 2018
di Eugenio Montesano
3,30 min
Secondo il capo dei mercati emergenti globali di Martin Currie (gruppo Legg Mason), i mercati emergenti sono in testa in molte aree tecnologiche, grazie a società leader che ampliano il vantaggio competitivo rappresentando solide opportunità di investimento.
Kim Catechis, head of global emerging markets di Martin Currie
“I mercati emergenti sono in prima linea nella crescita tecnologica globale. Molte delle compagnie tecnologiche di questi mercati sono tra le più innovative del settore e crescono a ritmi rapidissimi, spinte da popolazioni giovani, sempre più benestanti e tecnologicamente preparate”. È l’analisi di Kim Catechis, head of global emerging markets di Martin Currie, società di gestione parte del gruppo americano Legg Mason.
Non è un caso, osserva Catechis, che oggi nell’indice MSCI Emerging Markets la tecnologia ha un peso maggiore rispetto a ogni altro indice globale. La percentuale di IT di questo indice è infatti più che raddoppiata dall’inizio del decennio, essendo passata dal 13% di fine 2010 al 27% di agosto 2017.
Ecco quindi i cinque principali motivi per cui lo specialista di Martin Currie – cogestore del fondo Legg Mason IF Martin Currie Emerging Markets (rendimento del 26% in dodici mesi per la share class A ad accumulazione in GBP, valuta di base del fondo) – ritiene che gli emergenti guideranno la rivoluzione tecnologica.
1. Una smisurata fame di tech
“La grandezza della popolazione è già di per sé un’opportunità”, riflette Catechis. “Anche se in molti paesi emergenti la crescita degli utenti internet è stata molto rapida, c’è ancora tanto spazio per un’espansione ulteriore”. La Cina ne è un esempio lampante secondo il gestore, dal momento che la sua popolazione di utenti online, pari a 731 milioni di persone, è più ampia di quelle di Stati Uniti ed Unione Europea sommate insieme. E nonostante ciò, quella cifra rappresenta solo metà della nazione cinese.
Cosa ancora più importante, una percentuale significativa dei «non connesi» cinesi e di altri emergenti – come India, Brasile e Russia – abita in aree urbane, “il che significa che questi potenziali utenti potranno essere connessi alla rete in tempi rapidi e con costi minimi. E non dimentichiamo che la bassa età media delle popolazioni è un vero e proprio toccasana per il settore tecnologico, grazie alla velocità di adozione delle tecnologia e alla creatività tipica delle giovani generazioni”.
2. La potenza del mobile
Una grande fetta della popolazione dei mercati emergenti accede oggi ad internet soprattutto via smartphone, e ciò ha stimolato grandi innovazioni. “Ad esempio”, spiega Catechis, “la cinese Tencent ha costruito un intero ecosistema social mobile, che include servizi finanziari, e-commerce, piattaforme pubblicitarie, servizi O2O (online-to-offline), giochi online e portali di viaggi – riuscendo di fatto a creare una sorta di mix tra Facebook, Paypal, What’s App ed Amazon, il tutto concentrato in un’unica piattaforma”. Se le compagnie americane sono state pioniere dei servizi online, secondo l’esperto di Legg Mason la rivoluzione mobile vede invece in testa le compagnie tech dei mercati emergenti.
3. Alla guida del fintech
Nell’analisi di Catechis, il settore fintech risulta essere un esempio lampante di un’area in cui gli emergenti hanno già un certo vantaggio sulle concorrenti dei paesi sviluppati. “Gran parte del merito va di certo attribuito alla rivoluzione mobile appena citata, ma anche all’impegno profuso per favorire l’inclusione finanziaria”, puntualizza il gestore. “Trasferimenti di denaro, pagamenti, gestione dei risparmi, investimenti, assicurazioni, prestiti: i mercati emergenti sembrano accogliere con particolare entusiasmo il fintech in tutte le sue principali applicazioni.
“Le istituzioni finanziarie dei paesi emergenti hanno inoltre adottato molto velocemente le ultime tecnologie, diventando leader mondiali nell’uso dei canali di distribuzione digitale. Una prova? La banca con più follower su Twitter non è europea, né americana, bensì l’indiana Yes Bank”.
4. Appoggio dei governi
Un altro importante ingrediente è il sostegno dei governi, che nei mercati emergenti si sono dimostrati “molto propensi all’adozione della tecnologia per aumentare l’efficienza e ridurre i costi”, afferma Catechis. Inoltre, le pressioni demografiche hanno costretto i governi a concentrarsi sulle loro giovani – e sempre più benestanti – popolazioni. “L’innalzamento del reddito e della mobilità sociale è evidente in maniera particolare in Asia, dove il Brookings Institute stima che entro il 2030 oltre 2 miliardi di persone entreranno a far parte della classe media – un aumento dunque del 150%”, aggiunge lo specialista.
Una particolare attenzione per l’educazione e l’innovazione ha inoltre aiutato gli emergenti a guadagnare terreno sui concorrenti dei paesi sviluppati. “Basti pensare che nell’indice Bloomberg 2017 delle nazioni più innovative la Corea del Sud l’ha fatta da padrone, piazzandosi in testa in categorie come ricerca e sviluppo, manifattura a valore aggiunto e brevettazione, e ottenendo un posto tra i primi cinque nei ranking sulla densità di compagnie hi-tech, l’istruzione superiore e la concentrazione di ricercatori universitari attivi”.
5. I giganti del tech emergente
I mercati emergenti possono oggi vantare compagnie tecnologiche di livello mondiale, sia per quanto riguarda l’hardware che il software. Nomi come Alibaba (e-commerce) e Tencent (social media) hanno avuto un impatto incredibile in Asia, mercato in cui giganti statunitensi come Facebook, Amazon e Google rimangono degli operatori marginali nei loro rispettivi campi (social media, e-commerce e motori di ricerca).
“Entrambe queste compagnie stanno ora espandendo la loro presenza nell’intero continente asiatico”, analizza Catechis. “Forti di piattaforme di social, gaming ed e-commerce molto radicate in Asia, crediamo che riusciranno a dare filo da torcere anche alle fin qui dominanti grandi corporation americane”. Allo stesso tempo altre compagnie tecnologiche emergenti, come il colosso dei microprocessori Taiwan Semiconductor, sono diventate oggi player fondamentali nella produzione globale, e forniscono componenti per marchi d’eccellenza come Apple.
“In molte aree tecnologiche i mercati emergenti hanno smesso di inseguire, e sono ormai in testa”, riassume il gestore. “Con tanto potenziale di crescita ancora da sfruttare, e con le compagnie leader che stanno ampliando il loro vantaggio competitivo, quest’area presenta alcune delle opportunità di investimento a lungo termine più attraenti. Riteniamo dunque che oggi il modo migliore per trovare rendimenti azionari interessanti sia investire negli emergenti utilizzando un approccio attivo per ottenere quella crescita che, nel contesto attuale, sembra particolarmente sfuggente”, conclude Catechis.
Il gestore suona l’allarme sul debito americano: “L’economia è ripartita dalle stesse dinamiche che hanno prodotto la crisi, il debito interno è salito di oltre il 50% dal 2007. Se i tassi salgono il leverage rischia di non reggere”.
L’innovazione tecnologica sta viaggiando a un ritmo mai osservato prima. Tra le aree che offrono maggior potenziale di sviluppo per gli investitori, l’automazione industriale, i trasporti, la salute e i tech enablers
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