Brexit, sterlina verso la parità con l’euro
La valuta britannica si rafforzerebbe solo in caso di non uscita dall'Unione Europea, ma ad oggi le probabilità che questo accada sono scarse
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“In attesa che la corte Ue si pronunci sull’eventuale revoca della Brexit o che si tenga un secondo referendum sul tema, il mercato dei capitali non sembra prendere davvero in considerazione uno stop all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea”. Guido Barthels, portfolio manager di Ethenea, si sofferma sulla questione Brexit e sulle possibili ricadute sui mercati.
“Il deal sulla Brexit – continua l’esperto – deve essere ancora approvato dal parlamento britannico e sembra sempre più difficile che il governo May riuscirà a ottenerne l’avallo. In caso di bocciatura da parte del Parlamento e di verdetto negativo della Corte europea, si avrebbe una ‘hard Brexit, con conseguenze catastrofiche non solo per il Regno Unito ma anche per l’intera Ue”.
In questo caso, “la Bank of England si attende nel primo anno una contrazione dell’8% per l’economia britannica. I prezzi degli immobili residenziali scenderebbero inoltre del 30%, gli edifici commerciali perderebbero quasi il 50% del loro valore e la sterlina britannica si svaluterebbe del 25%, il tutto in presenza di forti aumenti dei prezzi al consumo e di un tasso d’inflazione del 6,5%”.
Ma “il mercato dei capitali non sembra prendere in considerazione che la Brexit possa saltare. Seppure in aumento, il premio per la copertura del rischio d’insolvenza resta basso, esprimendo una probabilità di default di appena il 3%. L’evoluzione dell’inflazione a più lungo termine sembra però cominciare a preoccupare i mercati”.
“La sterlina britannica resta invece stabile, mentre i prezzi degli immobili esibiscono nel complesso un raffreddamento, che non deve però necessariamente indurre al panico”, conclude Barthels.
