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La valuta britannica si rafforzerebbe solo in caso di non uscita dall’Unione Europea, ma ad oggi le probabilità che questo accada sono scarse
“Non nutro grandi speranze su come verrà realizzata la Brexit. Qualsiasi notizia positiva sulla Brexit è comunque negativa per la sterlina”. Massimo Siano, co-head Southern Europe distribution di WisdomTree, fa il punto sulla situazione della moneta britannica in relazione alla Brexit, dopo che giovedì il Consiglio europeo ha rifiutato tutte le richieste della prima ministra britannica May e diffuso un comunicato finale molto generico. Per trovare una soluzione, sarà probabilmente necessario un altro summit a gennaio.
“La valuta britannica – argomenta l’esperto – si rafforzerebbe solo in caso di non uscita dall’Unione Europea, ma ad oggi le probabilità sono scarse. La nota positiva è che Theresa May tiene ancora grazie alla fiducia dei Tory. È indubbio però che il governo May rimanga comunque fragile, con un primo ministro che rischia di veder bocciato dal Parlamento il proprio piano d’uscita a causa della forte opposizione interna al proprio partito: in quel caso la Gran Bretagna uscirebbe con un no deal, ipotesi non da escludere”.
“Ritardare il processo di uscita – continua l’analista – non è sufficiente a tenere la sterlina su livelli elevati ma forse renderebbe il GBP meno volatile di quanto non sarebbe a seguito di una hard Brexit. Il mercato comunque è pessimista, non a caso il cambio euro-sterlina è a 0,90, uno dei rapporti più bassi dal 1990. Solo nel 2008-2009, a seguito del contagio della crisi dei subprime, la sterlina aveva raggiunto picchi un po’ più bassi contro l’euro”.
“La Brexit potrebbe portare la sterlina almeno alla parità con la moneta unica: dal referendum la sterlina è tra le valute più svalutate, solo la lira turca è riuscita a fare peggio”, conclude Siano.