Emergenti sempre in corsa
Ma, dopo il rally che ha caratterizzato gli ultimi mesi, nel breve periodo persistono rischi di un possibile ritracciamento dei corsi
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Ago-Set 2017 |
Il 2017 si è rivelato, almeno fino a oggi, un anno importante per l’equity dei mercati emergenti. I rischi nell’investire nei Paesi in via di sviluppo naturalmente non mancano, “ma il contesto che circonda questi mercati è di redditi in crescita – fa notare Ross Teverson, head of strategy emerging markets di Jupiter Asset Management – E c’è un aspetto ancora più importante, a nostro avviso: se guardiamo al mercato da un punto di vista bottom-up, non vediamo difficoltà nel trovare interessanti opportunità. Anzi, i titoli devono competere tra loro per guadagnarsi una posizione nel nostro portafoglio.
Dove è possibile trovare le migliori opportunità?
Alcune delle idee d’investimento su cui siamo fermamente convinti derivano dai segmenti mid e small cap, dai settori consumi e salute, e dai mercati di frontiera. In particolare, al momento sono i due mercati che attirano particolarmente l’attenzione degli investitori: il Brasile e la Cina. Nel caso del Brasile, la piega che ha preso il conflitto politico attualmente in corso genera naturalmente incertezza sulla riforma fiscale, fortemente necessaria, di questo importante mercato emergente. Tuttavia, gli investitori devono anche tenere a mente che il Brasile si trova in una posizione economica più forte rispetto all’anno scorso, con un’inflazione in moderazione e una modesta ripresa dell’economia che hanno già fatto capolino. Una governance discutibile ha tenuto il Brasile in stallo per diversi anni e, mentre le inchieste di corruzione in corso generano incertezza nel breve termine, a nostro avviso c’è un vantaggio molto più nel lungo termine per il Brasile: grazie alla nuova realtà, i politici e le società non possono più violare la legge impunemente.

E la Cina?
La Cina, a nostro avviso, rimane un mercato interessante che offre una serie di opportunità in termini di crescita strutturale forte per gli investitori stock-picker. Tuttavia, nutriamo alcune preoccupazioni circa il livello del debito. Il debito corporate ha continuato a crescere rapidamente negli ultimi anni e appare oggi inevitabile come questo porterà a problemi circa la qualità degli asset per le banche in futuro. Ad ogni modo, poiché il nostro approccio è un constrained, possiamo avere un’esposizione pari a zero sui titoli delle banche cinesi e possiamo quindi detenere posizioni in Cina solo su quelle realtà su cui la nostra view è positiva.

Ci sono occasioni anche tra gli emergenti degli emergenti?
Se fa riferimento ai mercati di frontiera direi proprio di sì. Non è un caso che il nostro universo d’investimento comprenda anche le azioni dei mercati di frontiera. Siamo convinti che accrescano il potenziale rendimento del fondo e offrano diversificazione dal rischio. L’esposizione ai mercati di frontiera è però limitata al 20% del totale degli asset.
Conviene puntare sulle valute?
Riteniamo molto efficace avere un’esposizione valutaria, purché ben diversificata. Tant’è che i nostri fondi investono in diversi paesi e regioni, oltre ad avere esposizione su società sia esportatrici sia importatrici. Tra l’altro, fare hedging sull’esposizione valutaria aggiunge un costo significativo al portafoglio, e quindi anche al fondo.
