Benetti (Gam Italia): “Le turbolenze dei mercati non basteranno a far cambiare idea alla Fed”
9 febbraio 2018
di Eugenio Montesano
1 min
L’inflazione sostituisce la stagnazione nel novero delle principali paure degli investitori nel 2018. Il nervosismo delle borse ne è la conseguenza, ma guardando ai fondamentali economici la bontà del quadro resta intatta.
Dopo un 2017 di forte crescita, forti utili aziendali e politiche monetarie accomodanti, il cambio di passo del ritiro della liquidità da parte delle banche centrali era stato ampiamente annunciato. Sorprende dunque la forte reazione del mercato alle prime avvisaglie di inflazione salariale in America, dove la scorsa settimana i dati sul mercato del lavoro hanno evidenziato un balzo del 2,9% della media degli stipendi. Eppure la crescita dei salari è un segnale benigno in quanto indica che c’è ancora benzina nel motore del ciclo.
“Il risparmiatore dovrebbe concentrarsi sulle buone notizie: inflazione salariale vuol dire aumento del potere d’acquisto, quindi ripresa dei consumi, quindi crescita” spiega Carlo Benetti, head of market research and business innovation di GAM Italia Sgr.
Oltre al timore per il ritiro degli stimoli, il movimento ribassista degli ultimi giorni dipende anche dagli investimenti gestiti tramite algoritmi. Come nel caso delle strategie passive risk parity: mentre la stragrande maggioranza dei gestori è vincolata ai benchmark, il risk parity risponde solo ad un algoritmo statistico basato sul controllo del rischio. “Ma i gestori attivi che guardano ai fondamentali non possono perdere di vista la bontà del quadro, che resta confermato”, afferma Benetti. E lo stesso faranno la Fed a trazione Powell e la Bce guidata da Mario Draghi. Barra a dritta e avanti tutta: normalizzazione in vista.
Secondo l’analisi di equilibrio di Alessandro Tentori, direttore investimenti di AXA Investment Managers Italia, è prematuro parlare di «effetto concorrenza» dei bond yield sul premio al rischio azionario. In uno scenario risk-off innescato dal rialzo tassi Fed, la vera incognita è il debito emergente.
Con multipli prezzo/utile dimezzati rispetto alle aziende Usa, l’azionario delle Pmi europee offre ancora valore secondo il gestore del fondo JP Morgan Europe Small Cap, che ridimensiona l’attuale fase risk-off come un semplice riassetto dopo un lungo bull run.
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