Seconda ondata, Lagarde apre al taglio dei tassi
La presidente Bce teme nuove misure anti-Covid: “Ripresa traballante, siamo pronti a tutto”. E l’Fmi vede il debito globale al 100% del Pil nel 2020
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Il Pepp resta lo “strumento primario” adottato dalla Bce per contrastare la crisi, ma “ulteriori tagli dei tassi e modifiche delle condizioni della aste Tltro fanno parte della cassetta degli attrezzi per garantire ulteriore stimolo monetario se sarà necesario”. E’ quanto emerge dai verbali della riunione di politica monetari dell’Eurotower del 9-10 settembre scorsi da cui risulta evidente un’estrema compattezza del board sulla necessità di mantenere un’atteggiamento di prudenza e attenzione.
“Sebbene i dati in arrivo fossero stati nel complesso positivi, suggerendo una forte ripresa dell’attività nell’area dell’euro sostanzialmente in linea con le aspettative precedenti – hanno convenuto i banchieri centrali -, i rischi hanno continuato a essere orientati al ribasso e la forza della ripresa è rimasta circondata da una significativa incertezza”.
Nel dettaglio, si legge ancora nei verbali, “da luglio si è registrato un netto apprezzamento del tasso di cambio dell’euro”, che “ha avuto un impatto significativo sulle prospettive di inflazione nelle proiezioni del personale della Bce di settembre”. Il capo economista Philip Lane ha rilevato il livello “molto basso” delle prospettive di inflazione e il rischio di un’ulteriore discesa. Per Francoforte quindi “in un contesto di forte incertezza è stato considerato più appropriato mantenere una mano ferma” ma allo stesso tempo si è anche ribadita la necessità di “mantenere flessibilità nell’adottare azioni politiche appropriate se e quando necessario”.
In questo contesto, hanno aggiunto i funzionari Bce, “è stato considerato importante evitare l’autocompiacimento e la percezione tra gli investitori che la direzione dei movimenti del tasso di cambio fosse una scommessa unidirezionale”.
Anche alla luce di questo, dunque, l’Eurotower ha ribadito ancora una volta la sua “disponibilità ad adeguare tutti gli strumenti, come appropriato, per garantire che l’inflazione si muova verso il suo obiettivo in modo sostenuto”.
Intanto, da Isabel Schnabel, membro del consiglio direttivo della Bce, è arrivato un appello a vigilare sul rischio di un aumento degli Npl. Nel corso della conferenza annuale del Single Resolution Board, l’economista tedesca ha sottolineato come la situazione delle banche appaia migliorata grazie alle misure di sostegno della Bce e dei governi ma come “questi miglioramenti potrebbero rivelarsi temporanei” tenuto conto che l’aumento degli Npl si evidenzia con qualche trimestre di ritardo rispetto alla recessione e le moratorie sui prestiti potrebbero determinare un ulteriore ritardo.
Il return on equity è diminuito per l’incremento delle svalutazioni e degli accantonamenti e “questo mostra abbastanza chiaramente la vulnerabilità del settore bancario europeo”, ha aggiunto Schnabel avvertendo che “stiamo monitorando questo fenomeno con molta attenzione” anche perché i rischi potrebbero aumentare con il graduale ritiro delle misure di supporto. “Stiamo verificando se questo possa tradursi in un credit crunch e in una riduzione di prestiti – ha concluso – che potrebbero quindi compromettere la trasmissione della politica monetaria”.
Dal canto suo, Yves Mersch, membro del consiglio direttivo Bce e vicepresidente dell’organismo di vigilanza, ha invece precisato che l’emissione di debito comune è temporanea e non può essere la regola. ”Per la prima volta nella sua storia, la Ue si sta facendo carico di debito comune per finanziare la ripresa. Alcuni potrebbero vedere questo come un precedente che permetterà alla Ue di emettere debito in futuro a fronte di crisi potenziali. Ma questo non significa che al di fuori di tempi di crisi e del quadro finanziario 2021-27, l’emissione di debito comune dovrebbe diventare la norma”, ha sottolineato intervenendo alla web conference “The Werner Report, 50 Years on”, organizzato dal Luxembourg Centre for Contemporary and Digital History in cooperazione con lo European University Institute di Firenze.
“L’emissione di debito sotto il cappello del recovery fund è congegnato da un punto di vista legale per essere di natura temporanea – ha concluso Mersch – Mentre dimostra da una parte la solidarieta’ europea, e’ una forma di riassicurazione fiscale ad hoc per sostenere i governi nazionali nella loro risposta alla crisi. Indica che la politica fiscale rimane largamente nazionale e soggetta al controllo dei parlamenti nazionali riflettendo il fatto che la politica di bilancio e’ la loro prerogativa chiave”.
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