La Turchia preoccupa i mercati, ma non si teme per gli altri emergenti
Alla base della crisi un ampio debito in valuta estera e vincoli politici che impediscono alla Banca centrale di alzare i tassi
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“Oggi la Banca d’Inghilterra, la Banca Centrale Europea e la Banca Centrale della Turchia hanno annunciato le loro decisioni sui tassi di interesse principali. Mentre la situazione della Banca d’Inghilterra e della Bce era più sfumata, la decisione della Banca Centrale turca era fonte di potenziale preoccupazione, dati i possibili esiti”. Garland Hansmann, portfolio manager di Investec Asset Management, commenta le decisioni di Bce, Boe e Banca Centrale Turca.
“Guardando alla Turchia – spiega l’analista – i mercati erano preoccupati che la Banca centrale avrebbe aumentato i tassi di poco o nulla. Ma nonostante i commenti del presidente Erdogan poche ore prima, la banca centrale ha votato per aumentare i tassi di interesse di tre punti percentuali dal 21% al 24%. È probabile che il mercato consideri questo passo un segnale abbastanza forte da per contrastare la crisi”.
Situazione diversa per la Bank of England, “dove nessun analista o economista si aspettava un aumento dei tassi di interesse, e ciò non avrà conseguenze sui mercati. Ma dal nostro punto di vista, proprio perché le apparenze sono calme in superficie, ciò non riflette necessariamente una mancanza di movimento nelle profondità”.
“Anche la decisione della Bce – sottolinea l’esperto – era già ampiamente annunciata. Il mercato non si aspettava cambiamenti e quindi non c’è stata alcuna reazione. L’unica incertezza rimaneva sulla conferma della conclusione del programma di acquisto di titoli, dato che la Bce aveva lasciato l’opzione in qualche modo aperta. A partire da settembre, il programma di acquisto sarà ridotto a 15 miliardi di euro. Analogamente alla Bor, il mercato non prevede un rialzo dei tassi nel prossimo futuro”.
“La nostra opinione – conclude Hansmann – è che il mercato sia forse un po’ troppo ottimistico e sta già ipotizzando che si possano verificare momenti di tensione in relazione a l’euro, ai mercati emergenti o ad una potenziale guerra commerciale; se ciò non accadesse, tuttavia, la Bce potrebbe dover aumentare i tassi di interesse più rapidamente di quanto il mercato stia valutando oggi”.
