Banche centrali, la stretta continua. Ma con calma
6 settembre 2018
di Gaia Giorgio Fedi
2,30 min
Dalla Fed attesi due rialzi. Bce ferma fino alla prossima estate. E la BoE potrebbe addirittura fare marcia indietro
Tyler Tucci, vice president Fixed Income di Tcw
Il tempo dei mega stimoli monetari pare inevitabilmente volgere al termine, con il rischio di contraccolpi negativi sui mercati, in particolare su asset class come le azioni e il real estate che hanno tratto vantaggio dalle politiche espansive, e su Paesi come gli emergenti fortemente indebitati in valute forti. Gli investitori quindi si interrogano sul ritmo della stretta monetaria e sulle possibili conseguenze. Se l’era del denaro facile è finita, vuol dire anche che è tempo di allacciare le cinture?
Per Tyler Tucci, vice president Fixed Income di Tcw, nell’ultima riunione del Fomc (il Comitato federale del mercato aperto) di giugno sono emersi diversi segnali che indicherebbero un irrigidimento della politica monetaria, come la scomparsa del riferimento al fatto “che i tassi rimarranno sotto i livelli di lungo periodo per diverso tempo”. La Bce ha annunciato un tapering breve di tre mesi che porterà a chiudere il programma di acquisto di asset a dicembre, ma il presidente Mario Draghi ha detto che non dovrebbero esserci interventi almeno fino all’estate 2019. Quindi, ragiona Tucci, “tra la fine del QE e il primo aumento del costo del denaro intercorrerà un gap di 6-9 mesi”, un periodo “ragionevolmente lungo per valutare la performance dell’economia e decidere se un inasprimento monetario sarà appropriato o meno”.
James Knightley, chief international economist
In un report redatto da un team guidato dal chief international economist James Knightley, Ing traduce le indicazioni della Fed su una politica ancora “accomodante” e su un “rialzo graduale” del costo del denaro nella previsione di un rialzo di 25 punti base per trimestre, sia a settembre sia a dicembre. Dato che nel 2019 l’attività economica dovrebbe rallentare e l’inflazione dovrebbe recedere, Ing si aspetta una stretta monetaria blanda, con appena due rialzi attesi nell’anno.
La Bce invece, dopo l’annuncio della fine degli acquisti netti per il 2018 viaggerà col pilota automatico. Ma se fino alla prossima estate i tassi non saranno toccati, prima che finisca il mandato Draghi può lanciare due rialzi, a settembre e a dicembre: secondo Ing, ne varerà almeno uno. Il rialzo del costo del denaro di giugno da parte della Bank of England sarà invece “l’ultimo per un altro po’ di tempo”: colpa delle incertezze legate alla Brexit, e della crescita delle probabilità di un’uscita senza accordo, che avrebbe un forte impatto economico sul Paese e renderebbe addirittura possibile una riduzione dei tassi.
La Banca del Giappone invece “continua il giochetto di avvicinarsi alla conclusione del Qe facendo finta del contrario”, messo in atto anche in occasione dell’ultima decisione sui tassi a luglio, in cui ha consentito una maggiore oscillazione sul tasso dei titoli di stato decennali e ha annunciato il mantenimento dei tassi di interesse, mentre di fatto sugli acquisti è già in atto una stretta. Sulla Bank of Canada, che ha appena confermato il tasso all’1,5% nonostante i brillanti dati economici, Ing vede un possibile rialzo nel quarto trimestre nel caso in cui l’economia sia ancora solida. In controtendenza, la Svizzera dovrebbe continuare la sua politica superespansiva.
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