2020: gli investitori scelgono il rischio
Secondo l'Investor Sentimeter di NN IP, il 57% prevede un aumento della propensione al rischio. "Perché non ha alternative"
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L’azionario Usa batte l’obbligazionario e resta l’asset class su cui puntare, al netto dei rischio possibili. Dall’evoluzione della pandemia, all’esito del vaccino, alle elezioni presidenziali, che potrebbero indebolire la fiducia e ostacolare nuovi rally. Ma nel frattempo Wall Street vola, sostenuta dagli ingenti stimoli monetari e fiscali messi in campo da banche centrali e governi. Ne abbiamo parlato con Jeroen Blokland, Head of Multi Asset Funds di Robeco.
Sì, ci aspettiamo che il sentiment positivo sull’azionario prosegua, supportato dal recupero economico e dall’ulteriore contenimento del Covid 19. Ma i mercati azionari hanno la capacità di scontare le buone notizie a lungo nel futuro, spesso in maniera irrazionale. Pertanto non vogliamo ignorare i segnali di eccessi in alcuni segmenti e la volatilità che potrebbe essere generata da eventi incerti come le elezioni Usa.
Difficile dirlo ora, ma un elemento centrale sarà la fiducia, e anche in questo caso abbiamo due forze opposte. La fiducia delle imprese, che è un importante indicatore di riferimento per la futura crescita economica, continua a rimbalzare: a eccezione degli Stati Uniti, dove è già relativamente elevata, ha ulteriore spazio di ripresa se trainata da una massiccia quantità di stimoli fiscali e monetari. Con l’incremento delle misure di contenimento della pandemia da Covid-19 e la corsa in atto alla ricerca di un vaccino efficace, anche i settori che sono stati particolarmente colpiti dalla crisi hanno la possibilità di risollevarsi. Storicamente, l’aumento della fiducia nelle imprese da livelli molto bassi è stato accompagnato da un aumento dei multipli PE. È probabile che i numeri in crescita nell’indice PMI siano di supporto per le azioni globali in prospettiva, anche se hanno già prezzato un percorso di ripresa ottimistico.
In contrasto con la fiducia nelle imprese, la fiducia dei consumatori non si è ripresa. Infatti, in agosto la fiducia dei consumatori statunitensi ha toccato il minimo storico da sei anni ad oggi. La ragione principale è il mercato del lavoro. Rimangono 11 milioni di posti di lavoro in meno rispetto al periodo prima della pandemia da Covid-19 e questo ha un impatto decisamente negativo sulla fiducia dei consumatori. In altre parti del mondo, la disoccupazione è aumentata in modo meno significativo a seguito di massicci stimoli fiscali mirati alla tutela del lavoro, ma le incertezze sull’occupazione futura rimangono elevate.
La mancanza di una ripresa della fiducia dei consumatori aumenterebbe le probabilità di un tradizionale circolo vizioso di recessione. L’incertezza legata al lavoro porta ad una minore spesa per i consumi, il che porta alla riduzione dei profitti delle aziende le quali, di conseguenza, devono tagliare ulteriormente i posti di lavoro. Anche se questo scenario non è imminente, dato l’ingente importo degli stimoli fiscali già menzionati, potrebbe presentarsi l’anno prossimo. Ed è esattamente per questo che un ampliamento degli stimoli fiscali statunitensi è essenziale per mantenere la ripresa economica sulla strada giusta.
Nel periodo della pandemia, il fascino delle azioni rispetto alle obbligazioni è aumentato. Le azioni non risultano economiche – anzi, nel caso degli Stati Uniti sono assolutamente costose – ma all’interno di un portafoglio multi-asset quello che conta è la valutazione relativa.
Inoltre, i recenti sviluppi economici depongono a favore delle azioni: le vendite al dettaglio sono già al di sopra dei livelli pre-Covid in molti Paesi, compresi gli Stati Uniti. Anche le prospettive per gli utili aziendali sembrano un po’ più rosee. Il rovescio della medaglia della lenta ripresa del mercato del lavoro, dove non esiste una ripresa a V, è che le aziende si concentrano sulla crescita della produttività e sulla riduzione dei costi nella loro attività di ripresa. Dunque, se è discutibile che i dati sul fatturato l’anno prossimo torneranno ai livelli pre-Covid, la leva operativa aiuta gli utili per azione a recuperare più rapidamente – elemento che gli investitori sembrano in qualche modo trascurare in questi giorni.
La battaglia in vista delle elezioni presidenziali americane del 3 novembre tra il repubblicano Donald Trump e il democratico Joe Biden potrebbe modificare il sentiment e ostacolare il rally del mercato azionario. Con la situazione economica in continuo miglioramento e i casi di Covid-19 in calo, le probabilità che Trump conquisti un secondo mandato sono destinate ad aumentare. Questo alimenterebbe le discussioni sugli stimoli fiscali e sulla sostenibilità del debito, che hanno meno probabilità di verificarsi in caso di vittoria di Biden. Per essere trasparenti, qualsiasi dubbio sugli stimoli si tradurrà in un calo dei mercati degli asset rischiosi.
Anche una netta battuta d’arresto nei tempi di commercializzazione di un vaccino infierirebbe sul sentiment. Infine, la stagionalità incide negativamente: in questo periodo dell’anno le azioni tendono mediamente ad incontrare una certa difficoltà.
