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Il comparto “energie alternative” si posiziona in testa alla top ten delle categorie azionarie più performanti da inizio anno
Il 2020 si rivela un’annata da incorniciare per le aziende che lavorano nei settori legati alla transizione energetica e per i loro investitori. La società Fida che elabora mensilmente le graduatorie di performance per categorie e prodotti d’investimento, segnala che in testa alla top ten da inizio anno si posiziona il comparto Azionario energie alternative, che da gennaio fino al 30 novembre scorso ha espresso una performance del 48,78%.
A fare da contraltare a questo dato c’è quello relativo alle società energetiche tradizionali (petrolifere ma non solo), il cui indice Fida di categoria, invece, è il terzo peggiore del 2020 con un passivo di oltre 22 punti percentuali nonostante il recupero lenitivo del mese scorso.

La transizione epocale dalle energie tradizionali a quelle rinnovabili ha quindi visto un’accelerazione con la pandemia Covid19, come confermano gli esperti del settore. “In un contesto di crescente consapevolezza degli investitori riguardo alle problematiche ambientali, le strategie che puntano sulla transizione energetica hanno registrato una crescita della domanda da parte dei clienti desiderosi di cogliere le opportunità offerte dalle società che partecipano alla transizione energetica”, commentano Ulrik Fugmann e Edward Lees, co-gestori del fondo BNP Paribas Energy Transition, che da inizio anno genera una performance del 130%, in grado di battere anche le strategie più aggressive concentrate sull’azionario tecnologico Usa.
La coppia di fund manager si dice ottimista sul fatto che la competitività e la redditività delle società che sviluppano soluzioni di transizione energetica dovrebbero continuare ad aumentare. “Le società del settore sono sostenute da tendenze strutturali quali i progressi tecnologici, gli sviluppi normativi e la crescita delle energie rinnovabili come parte del mix energetico”, spiegano.
Ma chi sono gli emittenti che investono nelle energie rinnovabili?
“Le società che abbiamo in portafoglio – illustrano Fugmann e Lees – sono tipicamente quelle che sviluppano soluzioni nell’ambito della produzione di energia rinnovabile e di transizione, al fine di sostituire carbone, petrolio o gas; quelle che offrono tecnologia progettata per migliorare l’efficienza energetica o ridurre gli sprechi (ad esempio i processi a basso tenore di CO2 per le industrie ad alta intensità energetica, come il cemento o la produzione di acciaio); o quelle che espandono le infrastrutture energetiche, come le reti di trasporto o gli impianti di stoccaggio”.
La performance a livello settoriale legata alla transizione energetica si riverbera anche sullo spaccato per area geografica. Se in cima alle classifiche Fida, per esempio, troviamo quei Paesi che fanno delle energie alternative e rinnovabili la loro bandiera (Nord Europa e paesi scandinavi), sul fondo si attestano i paesi dell’America Latina come il Brasile.
“Gli impegni presi da molti governi globali per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi stanno fornendo uno scenario positivo agli investitori come noi che ci concentriamo sulla selettività e sulla gestione attiva. Al contrario, il costo di opportunità per coloro che ignorano il cambiamento in corso potrebbe rivelarsi molto significativo”, concludono gli esperti.
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