Decarbonizzazione, la soluzione passa dalle biomasse
Secondo Bmo, perché la conversione abbia senso l’intero processo di produzione di energia deve essere a emissioni zero. E la vera sfida riguarda la catena di approvvigionamento. Il caso Drax
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La decarbonizzazione è il megatrend del prossimo decennio. La transizione verso le energie rinnovabili è uno dei modi, tra i più efficaci, per realizzare in pratica un mondo sostenibile. Punto che è in cima alle agende politiche e sociali in tutti i Paesi del mondo, Europa compresa.
Tra le fonti alternative che potrebbero farla da padrone in questo processo spicca l’idrogeno che potrà, secondo l’ufficio studi di Equita, “assumere un peso del 18% della domanda finale di energia entro il 2050”. I volumi dell’idrogeno sono destinati a decuplicare: da 56 milioni di tonnellate nel 2015 – prevalentemente per applicazione industriale – a 545 milioni nel 2050 ”. Il valore di questo mercato sarebbe superiore ai 2.500 miliardi di euro.
Oggi la materia prima è costosa ma si stima che nel 2030 i costi potrebbero scendere al punto da renderla la più conveniente in assoluto, “per le imprese che devono affrontare l’obiettivo stringenti di riduzione delle emissioni. L’energia rinnovabile richiesta per produrre idrogeno verde sta infatti diventando sempre più abbondante e costi progressivamente in discesa ”.
Il gas può essere prodotto in due modi: o attraverso tecnologie di CSS – carbon capture and storage dai combustibili fossili, o attraverso l’uso di energie rinnovabili. “Per essere competitivo, il costo di produzione non deve superare i 2,5 dollari al chilo – afferma Luigi De Bellis di Equita– ma l’Hydrogen Council ritiene che questi valori saranno raggiunti in un decennio: a quel punto il gas potrebbe diventare la migliore soluzione a basse emissioni di carbonio per la mobilità pesante”.
Oltre che come carburante e per applicazioni industriali energivore come l’acciaio e la chimica, l’idrogeno può essere usato per stoccare il surplus di energia stagionale o infra-prodotto giornaliero attraverso le fonti rinnovabili di sole e vento, risolvendo il problema dei picchi tipici di quelle fonti.
Ma oltre al tema dei costi, ce n’è uno politico a fare da driver al gas. Secondo Equita “l’idrogeno è una parte centrale dei piani di stimolo fiscale in Europa e in Asia – spiega De Bellis – In Europa la creazione di un sistema di produzione e distribuzione di idrogeno verde è stata affrontata in primo luogo nel contesto del “Green Deal dell’UE” e la Germania ha già approvato un budget da 9 miliardi di euro per installare impianti per elettrolisi da 10GW entro il 2040”.
“Il nuovo programma di investimenti europeo per costruire un’infrastruttura per l’idrogeno probabilmente darà alle aziende europee un importante vantaggio sulla concorrenza estera in questa prima fase di sviluppo del settore. Inoltre, parte del recente Green Deal dell’UE riguarda anche una strategia per l’idrogeno, che mira a una produzione di 1 milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile entro il 2024, in aumento a 10 milioni di tonnellate entro il 2030”, spiega Simon Webber, gestore del fondo Schroder ISF Climate Change Equity, Schroders. “Insieme all’Europa, il Giappone è leader nella produzione di energia a idrogeno. In Giappone nel 2017 è stata adottata la “Basic Hydrogen Strategy” con l’obiettivo di ridurre i costi associati all’idrogeno agli stessi livelli dell’energia convenzionale”. E, secondo il gestore, gli Usa, in questa gara e in generale nella transizione verde, sono destinati a restare indietro.
“Di recente abbiamo visto alcune politiche ambiziose sulla decarbonizzazione da parte di Microsoft e Amazon, ma in generale le aziende europee sono molto più focalizzate su questo tema, con maggiori ambizioni di lungo termine allineate con gli Accordi di Parigi – dice Webber – Negli ultimi dieci anni le performance brillanti di Wall Street sono state legate soprattutto alla performance delle Faang. Ma l’evoluzione verso la sostenibilità spinge a guardare con attenzione al ruolo di leadership che le aziende non americane stanno assumendo nella decarbonizzazione”.
Allora quali sono i titoli europei da monitorare? “I giganti del gas industriale come Air Liquide e Linde – conclude De Bellis – Per Snam lo sviluppo dell’idrogeno è un’opportunità per continuare ad avere ruolo centrale nel sistema energetico, con la conversione della propria rete di trasporto”, dice De Bellis. Il Green Deal migliora le prospettive per la rete di Snam, che è già al 70% “hydrogen ready” e gli investimenti per salire al 100% sarebbero limitati. Il dividend yield corrente di Snam del 5,8% aumenterà fino al 6,3% nel 2022, uno dei più alti del settore”.
Air Liquide e Linde sono già operative nell’idrogeno “con un fatturato legato a questo gas pari rispettivamente al 10% e al 7% dei due gruppi. La loro esposizione spazia dalla costruzione, produzione e gestione di impianti di idrogeno fino alla logistica e alla distribuzione per applicazioni industriali e per la mobilità ”.
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