Enasarco denunciata da Federcontribuenti: “Sui «silenti» condotte poco trasparenti”
L'associazione chiede alle autorità di procedere "con urgenza" al commissariamento dell'Ente e di farlo confluire in Inps
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Lungi dall’accontentare tutti gli iscritti a Enasarco, l’anticipo del Tfr deliberato dal Cda straordinario della Cassa previdenziale privata del 9 e 10 giugno rappresenta una “mera mancetta elettorale”, perché tra gli agenti di commercio e i consulenti finanziari (obbligatoriamente) iscritti all’ente, chi lo vorrà potrà richiedere “solo il 10% del proprio trattamento di fine rapporto” (il Firr, o Fondo indennità risoluzione del rapporto, ndr).
Come se non bastasse, “l’erogazione di quest’elemosina non verrà nemmeno concessa oggi o domani, ma solo quando uno specifico software di gestione verrà realizzato”.
È la denuncia dei consiglieri di amministrazione dell’Enasarco Luca Gaburro (Federagenti), Antonino Marcianò (Fiarc), Alfonsino Mei (Anasf), Davide Ricci (Federagenti), Gianni Guido Triolo (Confesercenti) che insieme sostengono la lista unitaria ‘Fare Presto!’ candidata alla guida di Enasarco nella prossima tornata elettorale, tuttora rinviata a data da destinarsi.
“Nel CdA abbiamo coerentemente votato contro le delibere di questo Consiglio, illegittimo e ‘in prorogatio’, come detto a più riprese dai vigilanti Ministeri di Lavoro ed Economia”, rivendicano i consiglieri in una nota, nella quale definiscono la deliberazione sull’anticipo del Firr “una battaglia di normalità”, in quanto si tratta di soldi che “sono già di proprietà degli iscritti”.
Un diritto di consulenti finanziari e agenti di commercio, che il cda di Enasarco avrebbe “insozzato” riducendolo a obolo in chiave elettorale.
Parole forti, così motivate dai cinque consiglieri riuniti nella lista ‘Fare Presto!’: “Secondo quanto votato” dal cda a maggioranza, “chi lo vorrà potrà richiedere solo il 10% del proprio Trattamento di Fine Rapporto; nei comunicati stampa dell’Ente si fa riferimento ad ulteriori due anticipi, dello stesso importo, erogabili in un futuro che alcuni dei nostri iscritti non hanno”, evidenziano i consiglieri.
“Se già l’erogazione del 30% sarebbe parsa ben poca cosa, questa votazione purtroppo conferma che Enasarco non ha soldi per gli iscritti”, perché negli ultimi quattro anni (l’attuale cda è in carica dall’8 giugno 2016, ndr) all’amministrazione “è mancato un piano serio, strutturato e trasparente”.
Per giunta – proseguono i consiglieri nel loro durissimo ‘j’accuse’ – “l’erogazione di quest’elemosina non verrà nemmeno concessa oggi o domani, ma solo quando uno specifico software di gestione verrà realizzato. La maggioranza di questo cda, evidentemente, non si è accorta che agenti e consulenti attendono un aiuto (concreto) da marzo, ovvero dall’inizio dell’emergenza Covid-19, che costoro hanno strumentalmente utilizzato per rinviare le elezioni online, in spregio alla democrazia e alle esigenze degli iscritti: quegli iscritti che in troppi casi hanno visto compromesso il futuro loro e dei loro familiari. Iscritti che in circostanze, purtroppo non sporadiche, hanno pure perso il lavoro, senza che si muovesse un dito per aiutarli”.
Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, Enasarco ha annunciato una serie di misure a sostegno degli iscritti, tra cui – oltre alla contestata riscossione dell’anticipo del Firr (qui i dettagli dal sito dell’ente) – la sospensione del pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per il primo trimestre 2020 e le erogazioni straordinarie causa Covid-19, dovute per legge.
