In futuro lo spazio non sarà appannaggio esclusivo delle grandi agenzie spaziali ma un luogo a portata di tutti. Per Bucciol di Officina Stellare si tratta di un business che “vale trilioni e dove c’è spazio di crescita per piccole realtà altamente specializzate”
Gino Bucciol
Da Sarcedo in provincia di Vicenza alla galassia il passo può essere breve, soprattutto se si possiedono esperienza, visione e conoscenza, che sono le caratteristiche base di Officina Stellare, pmi innovativa italiana in piena corsa per la conquista dello spazio.
Un business che vale trilioni e che vede la compresenza di colossi globali come la SpaceX di Elon Musk o la Virgin Galactic dell’imprenditore Richard Branson. Ma c’è spazio anche per società di più piccole dimensioni come l’italiana Officina Stellare. Ce ne ha parlato Gino Bucciol, socio fondatore e responsabile business development dell’azienda.
Dott. Bucciol, chi è e cosa fa Officina Stellare?
Officina Stellare è una pmi industriale attiva nel business della New Space Economy. Produciamo telescopi e sistemi ottici “d’eccellenza”, sia ground-based che space-based, per finalità scientifiche, di ricerca o legate alla difesa. Nel dettaglio, le principali possono essere suddivise in tre famiglie: ripresa ad alta definizione della superficie terrestre dallo spazio (Earth Observation); controllo del traffico dei satelliti in orbita e della cosiddetta “spazzatura spaziale”; future comunicazioni basate su laser modulati che viaggiano fra la Terra e l’orbita (Laser Communication).
Un business innovativo e votato al futuro, quali sono i numeri di questo mercato?
È un mercato in rapida espansione. In futuro, infatti, assisteremo a una crescente democratizzazione dello Spazio, che sarà fruibile non solo dalle grandi agenzie spaziali ma verrà aperto anche agli operatori commerciali e da questi al turismo di massa. Quanto a noi, la nostra previsione — comunicata in sede di Ipo – è di chiudere l’anno con un valore della produzione di circa 8 milioni di euro, a fronte di un valore della produzione nel primo semestre 2019 di circa 4 milioni di euro, pari quasi al valore dell’intero anno 2018, equivalente a 5 milioni di euro.
Fra i clienti più importanti annoveriamo moltissimi player di primaria importanza come la Nasa, il Kasi (Korea Astronomy and Space Institute, ndr) e altre importanti agenzie spaziali, oltre a molti dei principali player internazionali corporate e governativi del mercato aerospaziale e del mercato della difesa (US Air Force, Aeronautica Italiana, aziende del gruppo Leonardo, e così via).
Come concilia la sua attività d’impresa con il ruolo sociale dell’imprenditore?
Il fattore umano è uno degli elementi più importante di tutti, specie quando si parla di un prodotto di altissima tecnologia come il nostro. Diamo impiego a circa cinquanta dipendenti, giovani, competenti e provenienti dalle migliori università del Paese, tutti pronti a cogliere le sfide che il mercato e il prodotto stesso richiedono. E la ricerca di competenze e nuove risorse è sempre aperta, nel nostro settore.
Cosa è significato per una realtà come Officina Stellare l’approdo in Borsa, su AIM Italia?
È stato un salto qualitativo importante, sia dal punto di vista interno che esterno. Internamente c’è stata un’evoluzione della mentalità mentre esternamente la quotazione ci ha reso molto più appetibili nei confronti dei talenti che vogliamo attrarre. Parliamo di risorse umane altamente qualificate, ingegneri ottici, fisici, professionisti tecnici di altissimo livello che spesso per trovare l’impiego che desiderano sono costretti ad emigrare all’estero. La quotazione ci ha dato la forza finanziaria di poter fare investimenti importanti sul capitale umano necessario per lo sviluppo dei nostri prodotti.
E il rapporto con gli investitori istituzionali?
Con l’ingresso su AIM Italia sono entrati diversi investitori istituzionali sulla quota di flottante, pari a circa il 15% il capitale totale. Vediamo positivamente la presenza di investitori istituzionali poiché sono molto diluiti e quindi non pregiudicano il controllo dell’azienda. La loro presenza, al contrario, è utile come opportunità di confronto e analisi sull’operato dei nostri amministratori e manager.
Che mercato è quello della New Space Economy? Quali insidie e quali opportunità ci sono?
È un mercato che sta letteralmente esplodendo. Lo si può evincere non solo dagli indicatori economici e dai numerosi studi sul settore, ma anche dal fatto che tanti imprenditori e magnati stanno entrando nel business, da Branson a Musk passando per i colossi dei cieli come la Airbus. Oggi è un mercato che vale trilioni. In futuro lo spazio entrerà nella vita di tutti.
Sul mercato italiano siamo un unicum, non ci sono altri operatori che fanno il nostro mestiere. A livello internazionale, invece, siamo posizionati in una nicchia di mercato redditizia e poco aggredibile. Infatti, sul mercato esistono grandi aziende planetarie che riescono a stare al passo con i grandi progetti multimilionari ma trovano poco convenienti produzioni di fasce più basse come quelle di cui ci occupiamo noi.
Progetti per il futuro?
Vogliamo continuare sulla via che già stiamo percorrendo: raccogliere risorse finanziare per fare investimenti e crescere sulla spinta del portafoglio ordini acquisiti. La Borsa ci sembra il luogo adatto dove sviluppare queste capacità. Il nostro obiettivo è quello di diventare una Space Factory, ossia svilupparci lungo tutta la filiera che va dalla progettazione allo sviluppo e alla commercializzazione degli strumenti ottici spaziali. Vogliamo preservare lo status di unicum che abbiamo nel nostro settore in Italia e in Europa.
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