La Bce ha continuato a definire l’insieme dei rischi per la crescita come sostanzialmente equilibrato, ma è chiaro che i fattori di segno negativo hanno acquisito rilevanza
Silvia Dall’Angelo, senior economist, Hermes Im
“La riunione della Bce non ha riservato sorprese: la Banca centrale ha ampiamente confermato le prospettive economiche positive per la zona euro e ha ribadito le sue aspettative per il futuro della politica monetaria”. Silvia Dall’Angelo, senior economist, Hermes Im, commenta l’esito della riunione della Banca centrale europea di giovedì.
Ma ci sono delle incognite che aleggiano sull’Eurozona: “Il punto fondamentale – argomenta l’analista – è che la Bce si trova per ora su un percorso graduale di normalizzazione della politica monetaria, ma i rischi derivanti dal protezionismo, da un ulteriore rallentamento della domanda esterna, dall’instabilità politica interna, da Brexit e dalla volatilità dei mercati finanziari gettano un’ombra scura sui piani della Bce”.
“La Bce – prosegue l’economista – ha continuato a definire l’insieme dei rischi per la crescita come ‘sostanzialmente equilibrato’, ma è chiaro che i fattori di segno negativo hanno acquisito rilevanza, in particolare alla luce degli sviluppi delle ultime settimane”.
Come spiega l’esperta “Il PMI composito, il migliore e più completo indicatore anticipatore dell’attività economica dell’area, è sceso ai livelli minimi degli ultimi due anni in ottobre, il che indica un significativo raffreddamento della crescita a fine anno”.
L’incertezza politica è aumentata sia all’esterno che all’interno: “le tensioni commerciali internazionali sono rimaste elevate, non si intravede una soluzione al problema Brexit e il governo italiano sembra determinato a sfidare le regole fiscali europee. Le recenti turbolenze sui mercati finanziari sono un nuovo elemento all’elenco dei rischi negativi”.
“La Bce – conclude Dall’Angelo – prevede ancora di porre fine al programma di QE alla fine dell’anno, mentre gli attuali orientamenti previsionali, in cui si prevede che i tassi di interesse rimarranno ai livelli attuali ‘almeno fino all’estate del 2019’, indicando un’interruzione a settembre o ottobre del prossimo anno”.
Il Paese risente di un contesto di bassa crescita strutturale e di elevato indebitamento e il suo futuro dipende interamente dal livello dei tassi d'interesse e dalla sua capacità di rifinanziarsi sui mercati
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