“L’integrazione fra le torri Tim e Vodafone e l’arrivo del 5G darà ulteriore impulso a Inwit. Un investimento che non rifarei? Nel settore automotive…”
Paolo Vicentini, portfolio manager del fondo AQA Selective Opportunities
In conversazione con FocusRisparmio, Paolo Vicentini, portfolio manager del fondo AQA Selective Opportunities, ha portato all’attenzione i temi d’investimento più importanti per questa ultima frazione di anno. Trimestrali ormai alle spalle e outlook per il nuovo anno in via di definizione, l’asset manager ha offerto il punto di vista della sua strategia sui mercati azionari di Stati Uniti e Europa.
“In questo mercato bisogna avere un orizzonte temporale più lungo rispetto al passato”, suggerisce l’esperto, e spiega i motivi del suo investimento in Inwit: “l’integrazione fra le torri di Tim e Vodafone e l’arrivo della tecnologia 5G darà ulteriore impulso a questa società”.
Per i mercati azionari è stato un 2019 positivo. C’è ancora spazio per ulteriori apprezzamenti? In quali settori?
Il 2019 è iniziato molto bene e dopo una breve fase di tentennamenti ora sta cavalcando l’entusiasmo per il possibile esito positivo dei negoziati fra Usa e Cina. Proprio a causa della guerra commerciale, i settori che hanno più sofferto quest’anno sono stati i ciclici, ad esempio la tecnologia, e quelli legati all’export. È un mercato difficile perché i valori dei titoli azionari sono saliti molto e in termini relativi le valutazioni sono nella parte alta del range dei multipli degli ultimi anni. Avanzamenti importanti delle quotazioni potrebbero avvenire solo in presenza di un re-rating significativo degli utili, ma in un contesto più settoriale che globale. Perciò le opportunità d’investimento possono trovarsi solo con un approccio altamente selettivo. Oggi direi che i settori più appetibili sono proprio quelli che hanno risentito dei venti avversi nella prima parte di anno, quindi tecnologia, ciclici e titoli di aziende molto esposte verso l’estero. Al contrario, settori come il food, le utilities, il real estate – che fino ad ora hanno beneficiato della fase di bassi tassi d’interesse – dovrebbero avere un upside potenziale più limitato.
Le trimestrali Usa evidenziano utili in calo ma superiori alle attese. Colpa o merito della guerra dei dazi?
Bisogna ricordarsi che negli Usa le attese vengono modificate molto spesso prima della diffusione delle trimestrali. Molte società comunicano i fatturati in via preliminare in modo da correggere le attese del consensus (soprattutto quando è chiaro che il risultato differirà in maniera sensibile da quello atteso) per poi riuscire a batterlo più facilmente. Detto questo, è sicuramente vero che la guerra commerciale abbia provocato incertezza e calo degli utili. Lo dico con un esempio, recentemente ho incontrato il board di Fedex, azienda molto legata ai flussi di commercio, sia tradizionale che legato all’e-commerce, e ai trasporti. La loro visione è che la questione dazi ha prodotto incertezza nelle imprese americane, molte di loro hanno posticipato gli investimenti rispetto ai programmi iniziali e alcuni imprenditori pensano già a come riposizionare la produzione in paesi asiatici diversi dalla Cina. L’eventuale epilogo favorevole della vicenda potrebbe essere prodromico a una ripresa degli investimenti da parte delle aziende che in parte stiamo già vedendo, l’auspicio è che la positività non si trasformi in eccessivo ottimismo o euforia così come successo nelle fasi di esagerato pessimismo. Nei prossimi trimestri la crescita dell’economia Usa non sarà più quella vista negli anni scorsi, ma si può razionalmente pensare ad una fase di crescita moderata per alcuni trimestri, almeno fino alla metà del 2020.
Come seleziona un buon investimento in un ambiente con tassi a zero, tanta liquidità e valutazioni tirate?
In questo mercato bisogna avere un orizzonte temporale più lungo rispetto al passato. Gran parte delle aziende che compongono gli indici, molto diversificate settorialmente e in termini di rischio, producono cash flow e dividendi ben superiori al tasso risk-free. Quindi ragionando a mente fredda e con un orizzonte temporale adeguato è ancora conveniente investire nell’equity rispetto al risk-free, oggi molto basso. Basti pensare che anche qualora il rendimento dei dividendi dell’Eurostoxx 50 che è sempre rimasto molto stabile e crescente nel lungo termine è di gran lunga superiore al risk-free e quindi anche solo in termini di rendimento di flussi di dividendi nei prossimi anni e tralasciando la volatilità di breve termine dei mercati si possono ottenere rendimenti sensibilmente superiori al risk-free rate dell’Eurozona. In questo contesto diventa importante selezionare settori e aziende oppure indici che hanno un profilo di diversificazione implicita già adeguato. Sottolineo l’importanza di mantenere sempre un buffer di liquidità che permetta di fronteggiare i rischi inattesi.
Avete una storia di successo nel portafoglio che volete portare all’attenzione degli investitori?
L’approccio stile private equity che guarda al lungo termine mi ha permesso di trovare parecchie aziende interessanti che poi sono state acquistate o da altri fondi di private equity o da aziende concorrenti. Oggi la posizione principale del fondo è Inwit, società di gestione delle torri di telecomunicazione recentemente spinoffata da Telecom Italia e che a breve dovrebbe fondersi con la società di torri che fa capo a Vodafone. Puntiamo molto su questa operazione in quanto crediamo che possa produrre importanti sinergie. La condivisione dei servizi, a parità di costi, fra Tim e Vodafone produrrà molta cassa, quindi crescita dei dividendi per parecchi anni a venire. In più, parliamo di un business sicuro, difficilmente replicabile e poco aggredibile dalla concorrenza. Tim e Vodafone, insieme, hanno un posizionamento unico sul territorio, molto capillare e con l’arrivo della tecnologia 5G queste società potranno compiere un ulteriore balzo in avanti. Inwit dal canto suo potrà contribuire con nuove tecnologie ancora più performanti, facendo quindi leva su fatturato e utili addizionali. Il rischio associato al settore delle torri di telecomunicazioni è basso, i clienti sono di tipo industriale e con una visione di lungo/lunghissimo periodo. Dopo la fusione Telecom non avrà più la maggioranza dei voti in assemblea e un domani Inwit potrà essere oggetto di ulteriori operazioni straordinarie.
Un investimento che tornando indietro nel tempo non rifarebbe?
Se dovessi tornare indietro nel tempo punterei sull’automotive. In primavera avevo pesato eccessivamente alcuni titoli di questo settore e poi li ho ridotti in perdita perché ho capito che questo settore avrebbe sofferto a causa di fattori strutturali quali la transizione tecnologica verso i motori ibridi e elettrici e la guerra commerciale in atto su scala internazionale. Un altro investimento che mi ha deluso è Cloudera che ha portato numeri insoddisfacenti per diversi esercizi ed è scesa molto. Ora l’azienda è in una fase di turnaround da quando ha fatto il suo ingresso nel capitale il fondo attivista di Carl Ichan; questa operazione mi rende più fiducioso sul futuro della società. Penso che questo sia uno dei punti di forza del sistema capitalistico statunitense dove le aziende sono più rapide a prendere e mettere in atto azioni di turnaround quando i numeri non corrispondono ai piani del management.
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