“Guardiamo alle società che traggono vantaggi dal riposizionamento globale delle catene di approvvigionamento”. Tante Pmi italiane nella lista della spesa di Andrea Randone
Andrea Randone, responsabile della ricerca di Intermonte Sim sulle pmi italiane
Verde e digitale, così si compone la base del portafoglio modello di Intermonte Sim illustrato a FocusRisparmio da Andrea Randone, capo della ricerca sulle mid e small cap italiane della casa d’investimenti.
“A questa base aggiungiamo le opportunità che di volta in volta rintracciamo nel segmento delle piccole e medie imprese italiane quotate a Piazza Affari”, precisa l’analista. Un segmento ricco di storie oggi più che mai in attesa di una rivincita dopo il turbolento inizio di anno a causa della pandemia Covid-19 che ha tenuto ferme le attività operative per la stragrande maggioranza delle società.
Randone osserva che le mid e small cap hanno visto le loro valutazioni scendere in maniera molto significativa durante la crisi, un movimento cui si è spesso associato anche un calo della liquidità sul secondario.
“Ora il mercato si sta riprendendo sostenuto dalle rassicurazioni che arrivano dall’Europa sul fronte dei finanziamenti per la ripresa”, sostiene l’esperto e anche sul fronte della liquidità si osservano miglioramenti, in particolare dopo l’eliminazione dello short ban imposto da Consob a inizio marzo.
Saldi a Piazza Affari
In questo quadro si prospettano delle occasioni d’investimento sulle società che operano nei settori più coinvolti nella ripresa, come ad esempio – elenca Randone – il digitale, il tecnologico, le società operanti nel settore delle rinnovabili, nelle infrastrutture e tante altre.
Al di là delle scommesse valutative sui titoli che da inizio anno sono stati penalizzati ma ora potrebbero riprendersi l’attenzione di Intermonte è focalizzata su crescita futura del fatturato e sostenibilità dei margini: “In questo particolare momento valutiamo con attenzione la posizione di cassa di un’azienda, la sua liquidità e i rischi sul capitale circolante, perché pensiamo che il lockdown abbia provocato un grande stress sui bilanci delle società medio-piccole” che risulterà evidente soprattutto nei numeri del secondo trimestre, sintetizza Randone.
C’è poi il tema del riposizionamento strategico delle catene di approvvigionamento globali, “su cui le Pmi italiane potrebbero essere in vantaggio”. “Da ora in poi per le aziende multinazionali sarà importante avere fornitori più vicini e con tasso tecnologico più alto, meno esposti a rischi di tipo politico e macroeconomico”, spiega l’analista.
La carta dei Pir
Oltre ai grandi finanziamenti per la ripresa concessi da Bruxelles, il governo italiano ha previsto nell’ultimo dl Rilancio alcune misure di facilitazione degli investimenti a favore delle aziende di piccola dimensione.
Fra questa quella dei Pir Alternativi, una via “del tutto complementare ai Pir già esistenti, sia per target di sottoscrittori che per target d’investimento”, analizza Randone.
“L’ottimismo espresso da Assogestioni su questo nuovo strumento ci sembra ben motivato”, sostiene l’analista di Intermonte Sim, che dice di aspettarsi risposte incoraggianti dagli investitori.
Nelle stime formulate dalla casa d’investimenti sull’anno in corso si parla di 1 miliardo di riscatti per i fondi Pir tradizionali (sono stati 600 milioni nel solo primo trimestre a causa del Covd19). Per i Pir Alternativi invece Intermonte parla di una raccolta che “può arrivare a 3-5 miliardi”, ma “ancora non abbiamo ufficializzato delle stime in attesa che vengano chiarite le regole di funzionamento e che il mercato si strutturi per promuovere questo prodotto. Il loro potenziale si esprimerà pienamente più in là, richiedendo prima un adeguamento delle competenze all’interno delle Sgr e una maggior consapevolezza nella clientela.
La ricetta antivolatilità dell'esperto si basa su una ferrea selezione delle società, scelte tra le small cap, che consentono una maggiore diversificazione e danno risultati positivi anche in fasi di mercato avverse