Usa, nessuna recessione in vista
Un'eventuale vittoria di Trump alle elezioni di midterm e il conseguente inasprimento della guerra commerciale, non avrà un effetto negativo sull'economia degli Stati Uniti
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“La reazione alle elezioni americane è stata circoscritta e scontata. Avevamo già anticipato nei giorni scorsi come Trump, in caso di rafforzamento, si sarebbe tenuto le mani libere per continuare la guerra commerciale con le altre superpotenze. Peter Rosenstreich, head of market strategy di Swissquote, analizza i possibili scenari post voto.
“Il fatto che i Democratici abbiamo riconquistato la Camera – argomenta l’esperto – era una notizia troppo prevista per poter portare qualche tipo di reazione non già incorporata nei prezzi, pur tuttavia il dollaro sta perdendo posizioni perché in qualche modo si sconta un controllo politico da parte di avversari combattivi. Anche il prezzo del petrolio sta lasciando il 4% in una settimana, nonostante l’annuncio dell’inasprimento delle sanzioni contro l’Iran”.
“Come previsto – spiega l’analista -Wall Street sta riprendendo la sua corsa sulla conferma di elezioni che non hanno portato alcuna sorpresa e sulle aspettative di un proseguimento della politica espansionistica del presidente. Nessun avversario potrà mai sostenere un confronto alla pari con chi ha nel programma tagli fiscali come quelli annunciati”.
Mentre la Fed “si trova nel bel mezzo di un ciclo rialzista, il ciclo economico Usa si sta invece esaurendo, il che lascia pensare che l’economia decelererà, nonostante l’espansione fiscale, e che il decennale americano sia ormai prossimo al picco di rendimento (sotto 3,50%)”.
“Tentando un bilancio – conclude Rosenstreich – è un giorno triste per i liberali americani, l’istinto innato e l’istrionismo politico di Trump sembrano avere avuto ancora la meglio tanto che i Democratici sono riusciti a strappare una delle due Camere solo grazie ad una insolitamente elevata affluenza al voto mentre i Repubblicani hanno addirittura rafforzato la loro maggioranza al Senato. Le divisioni culturali e politiche delle due Americhe non potrebbero essere maggiori”.
