Titoli Value, mantenerli in portafoglio
Bisognerà tornare a privilegiare sia azioni che obbligazioni di società con bilanci sani, che siano in grado di reggere un’ eventuale armageddon del credito
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Nonostante l’ottimo avvio, il 2019 promette di essere un anno molto volatile, a causa delle tante incertezze che incombono sullo scenario economico politico. “Siamo di fronte a un anno ancora complesso, nonostante questo inizio favoloso – conferma Francisco Rodríguez D’Achille, head of institutional sales di Amiral Gestion – Per essere pronti a un eventuale ritorno della volatilità consigliamo di affidare l’asset allocation al ratio di Shiller prezzo/utili (Price/Earnings, PE)”.
Come funziona?
È un indicatore rigoroso e consolidato che stabilisce l’esposizione all’azionario globale del nostro fondo bilanciato flessibile, Sextant Grand Large, in base alle valutazioni dei titoli globali. Il grosso vantaggio dello Shiller PE è la sua oggettività, in quanto elimina la componente emotiva del gestore. Inoltre, l’asset allocation viene ribilanciata giornalmente e questo ci consente di cogliere tutte le opportunità che nascono sul mercato.
Nel contesto attuale conviene privilegiare un approccio di tipo growth o value?
A noi piacciono le società che crescono e che dimostrano un modello di business sostenibile nel lungo termine, purché abbiano multipli ragionevoli. Questo per dire che in Amiral Gestion adottiamo una filosofia di tipo “value”, combinata però con la crescita, ammesso che sia affidabile e sostenibile. Quello che certamente non facciamo è acquistare titoli growth che non siamo capaci di offrire valore. Proprio in questa fase di mercato crediamo che sia importante la ricerca di gestori attivi che possano discostarsi dagli indici per offrire portafogli più conservativi dal punto di vista delle valutazioni. Perciò, crediamo fermamente che il value possa offrire ottime opportunità di lungo termine.
In quali aree geografiche è possibile trovare le migliori opportunità di rendimento?
Da un paio d’anni i nostri portafogli globali stanno sovrappesando i mercati asiatici. Paesi come il Giappone, la Corea del Sud o il Vietnam; tutte economie con alte potenzialità. Nel 2016 abbiamo aperto un ufficio di analisi a Singapore, dove a oggi contiamo già cinque analisti e gestori locali. Questo ci ha permesso di arrivare a nicchie di mercato molto più inefficienti e nascoste. È una regione che seguiamo da oltre 10 anni e siamo convinti che per generare ottime performance bisogna aumentare l’esposizione sull’Asia.
Cosa vi fa essere cosi ottimisti sull’Asia?
Sicuramente le valutazioni molto basse, con un p/e medio pari a otto. Inoltre, bisogna considerare anche il miglioramento della corporate governance in quasi tutte le società e le grosse sacche di inefficienza presenti, soprattutto tra le small e mid cap.
Guardando al mercato dei bond, invece, è possibile trovare valore con un approccio di tipo value?
È certamente un momento complesso per il fixed income in generale, ma se si approccia il mercato con una visione flessibile e globale si riesce a trovare valore. Noi puntiamo ad arrivare a segmenti del mercato dove altri non possono, o non vogliono, arrivare. Nell’attuale contesto di mercato è certamente importante poter contare su gestori globali che abbiano un universo di investimento ampio. Noi ce l’abbiamo e lo sfruttiamo. I nostri portafogli obbligazionari hanno performato molto bene l’anno scorso, grazie alla capacità di selezione dei bond del nostro team. Quindi, sì, il value investing può essere applicato con successo anche al mondo bond.
Alla ricerca di ‘Alpha’” è la rubrica di FocusRisparmio.com dedicata a investimenti, mercati e all’attualità economico-finanziaria. Ogni lunedì, con l’aiuto degli esperti del settore, vengono messi sotto la lente i fatti recenti più significativi e gli appuntamenti che avranno effetti sul medio e lungo termine.
