Verso una nuova ondata di M&A
Trezzi (Invesco): “Post Mifid II, la rilevanza delle dimensioni e la capacità di offrire una molteplicità di soluzioni di investimento sono diventati elementi imprescindibili per sopravvivere”
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Dic – Gen 2019 |

L’anno nero dei risparmiatori non ha lasciato incolume nessun segmento del mercato. Tra instabilità politiche (Italia in primis), guerre commerciali, aspettative di rialzo dei tassi americani e rallentamento della crescita globale, un sentiment negativo zavorra la quasi totalità degli asset finanziari.
La crisi è nei numeri, con le valutazioni di mercato che, da inizio anno, sono quasi tutte precedute dal segno meno. Si va dal -10,2% dell’MSCI EMU (€) al -16,3% dell’MSCI EM ($). Per non parlare di Piazza Affari (-12,33% da inizio anno), della Borsa di Londra (-9,6%) o di quella di Tokyo (-10,4%). “Sono scesi molto tutti i mercati azionari europei, asiatici e dell’America latina a eccezione del Brasile (+17% YTD in $, ndr) e del mercato statunitense, ancora positivo (+2,24% YTD per l’S&P 500, ndr)” segnala Emanuele Bonabello, responsabile direzione investimenti e relazioni istituzionali di Banca Finnat Euramerica. Nel dettaglio, a livello settoriale “in Europa sono stati particolarmente penalizzati titoli bancari e automobilistici, mentre positivi gli energetici/petroliferi; in USA molto positivi tecnologici e health care e negativi i titoli legati al settore immobiliare”.

Sul versante obbligazionario, invece, “sono saliti i tassi in tutti i principali mercati, col risultato che gli indici Barclays Global Aggregate euro-hedged e Barclays Euro Aggregate si attestano rispettivamente a -2,5% e -0,6%” sottolinea Claudio Basso, senior portfolio manager e responsabile della divisione multimanager di AZ Fund Management (gruppo Azimut), che evidenzia come il Btp sia stato “uno dei peggiori investimenti del 2018, sorpassato in negativo solo da alcuni paesi emergenti”. Leggermente positivi da inizio anno “solo i titoli high yield americani (legati al settore petrolifero), cinesi e marginalmente taluni governativi euro core. Negativo anche l’andamento di tutte le commodity eccetto petrolio/energia. Positivo invece il dollaro”, continua Bonabello.
Dove investire allora? Per un cliente con profilo bilanciato, Basso consiglia di comporre un’asset allocation con “il 65% in fondi azionari globali, il 15% in fondi short term high yield su curva dollaro e il 20% di liquidità”, mentre Bonabello afferma: “Stiamo spostando l’attenzione su strumenti long/short, absolute return, alternativi, convertibili e taluni mercati emergenti. Anche i governativi italiani a questi livelli offrono rendimenti interessanti ma occorre attendere gli sviluppi della disputa sulla manovra”, conclude il fund selector.
