Corporate bond, tante opportunità per i gestori attivi
Secondo Baines (Artemis), le regole ‘meccaniche’ dei fondi passivi creano distorsioni nella formazione dei prezzi dei titoli. E gli investitori attivi possono approfittarne
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La notizia chiave del mese scorso è stata la mancata uscita del Regno Unito allo scadere del termine per Brexit fissato per fine ottobre. È stato raggiunto un nuovo accordo con l’Unione Europea, ma la sua approvazione da parte del parlamento britannico è stata rinviata a dopo le nuove elezioni di dicembre. La riduzione del rischio di una hard Brexit ha rassicurato gli investitori e ha innescato una rivalutazione della sterlina. Gli investitori hanno preso coscienza del minor rischio di un’uscita senza accordo e dell’instaurarsi di toni meno conflittuali sui negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina. Secondo Alistair Wittet, gestore del fondo Comgest Growth Europe di Comgest, ciò ha portato a una rotazione dai settori difensivi, in particolare dai beni di prima necessità, ai settori dei beni discrezionali, finanziari e industriali.
“Questo atteggiamento pro-ciclico contrastava con il deterioramento dei fondamentali – osserva -. Il rallentamento dell’attività manifatturiera della zona euro sembra essersi diffuso nel settore dei servizi, con il Pmi che si è ulteriormente deteriorato”. E il gestore sottolinea come l’Europa non sia la sola a seguire questo trend: il Fmi ha ulteriormente ridotto la sua previsione di crescita globale ad appena il 3,0% nel 2019, la più bassa dal 2008/2009. “La stagione delle trimestrali ha ulteriormente ridotto le aspettative del consenso per l’intero anno”, aggiunge.
Tra i titoli più interessanti, secondo Wittet c’è Sika, che ha annunciato un’accelerazione della crescita organica al +4,6%, grazie al miglioramento della redditività sottostante. “L’acquisizione di Parex ha portato la crescita dichiarata a registrare un +22,8%, con un impatto negativo sul margine degli utili”, evidenzia.
“Sap – prosegue il gestore – ha registrato una solida crescita e un significativo miglioramento dei margini, atteso da tempo. Straumann ha registrato il suo quindicesimo trimestre di crescita organica a doppia cifra fissando il dato al +18,7%, beneficiando del lancio globale di un nuovo impianto dentale e di allineatori trasparenti. L’aggiornamento del terzo trimestre del trading update di Heineken ha soddisfatto le aspettative con una crescita organica dei volumi del +2,3%; il marchio Heineken stesso è cresciuto del +7,4%”.
L’altra faccia della medaglia, secondo Wittet, vede Chr. Hansen registrare una deludente crescita organica del +2% nel quarto trimestre a causa di mercati emergenti più deboli e di una crescita più lenta della bioprotezione e dei colori naturali. “Inoltre – chiarisce -, le indicazioni per la crescita organica del 4-8% per l’esercizio finanziario 19/20 sono state inferiori alle aspettative, a fronte di un obiettivo a medio termine dell’8-10%”.
“Unilever – conclude il gestore – ha registrato una crescita delle vendite organiche del +2,9%: il mix è migliorato grazie a un aumento dei volumi e una riduzione dei prezzi, ma ciò segna un ulteriore rallentamento”.
