Nuvole all’orizzonte per il tech Usa
Lina Khan alla Ftc Usa e l’ipotesi global minimum tax fanno tremare i giganti tecnologici. Per i gestori non è ancora tempo di snobbare i grandi nomi, ma la selezione è d'obbligo
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Quando c’è maretta, si sa, i mercati offrono allettanti occasioni ai navigatori esperti. Potrebbe essere questo il caso del tech cinese che si è recentemente guadagnato il centro della scena a causa della stretta di Pechino sulle Ipo all’estero delle società del Dragone. È notizia di queste ore, infatti, che ByteDance, holding della popolare app TikTok, ha sospeso a tempo indeterminato la quotazione in programma quest’anno negli Stati Uniti o a Hong Kong.
Il colosso dei social media, la cui ultima valutazione è 180 miliardi di dollari, stando al Wall Street Journal ha deciso di mettere in pausa il listing dopo che le autorità gli hanno chiesto di analizzare i rischi per la sicurezza dei suoi dati. La stessa procedura è stata seguita da Pechino con Didi Global, la più grande azienda di servizi di trasporto passeggeri detta appunto la Uber cinese, che invece ha debuttato a Wall Street meno di due settimane fa scegliendo di ignorare l’avvertimento del governo. Il risultato però è che Didi, che non può più essere scaricata nei negozi di app in Cina in attesa della conclusione di un’indagine sulla protezione dei dati, è scesa sotto il prezzo di esordio, così come avvenuto ad altre società cinesi recentemente sbarcate a New York.
“Il settore tech continua ad essere sotto pressione sia negli Stati Uniti che in Cina. Tuttavia, i bassi tassi di interesse al momento stanno dando un po’ di sollievo”, osserva Vladimir Oleinikov, senior quantitative analyst di Generali Investments, secondo cui a seguito della significativa underperformance delle azioni tech del Dragone rispetto a quelle a stelle e strisce (year-to-date -8% vs +14%), le valutazioni del settore cinese sono diventate più interessanti.
“In termini di price earnings convenzionale, le azioni tech cinesi vengono scambiate a livelli leggermente inferiori a quelle delle azioni tech statunitensi (26x contro 28x). Tuttavia, prendendo in considerazione la crescita degli utili a lungo termine, il settore China tech appare ancora più interessante – assicura l’analista -. Ha un peg ratio (pe diviso per la crescita degli utili a lungo termine) molto più basso, 0,93x contro 1,43x per il settore tecnologico statunitense”.
Oleinikov ricorda come storicamente le azioni Us tech hanno mostrato Pe più alti di circa il 28%, che attualmente si confronta con il 55%. “Il recente giro di vite su Didi ha causato una perdita di circa il 30% del prezzo della società poco dopo l’Ipo. In una dichiarazione rilasciata martedì scorso, il Consiglio di Stato cinese si è impegnato ad aumentare la supervisione sulla sicurezza dei dati e dei listing all’estero. La nuova normativa interesserebbe innanzitutto il mercato Adr ma, data la mancanza di dettagli forniti, è probabile che sia negativa per il sentiment almeno a breve termine”, conclude.
Vede ottime occasioni soprattutto nel fintech cinese Andy Budden, investment director di Capital Group. “Questo include le start-up, così come gli incumbent del settore che usano la tecnologia in modo efficace – spiega -. Ci sono anche aziende al di fuori dei servizi finanziari che stanno utilizzando i loro ecosistemi e tecnologie per entrare nel settore, tra questi ci sono artisti del calibro di Alibaba, Tencent, Amazon e Facebook”.
L’esperto ricorda come, fino a poco tempo fa, le aziende fintech si sono concentrate principalmente sulla digitalizzazione di prodotti e servizi esistenti: ciò che i clienti potevano fare offline, ora possono farlo online, ma la proposta del prodotto era essenzialmente la stessa. “Ora stiamo assistendo all’eccitante ascesa del Fintech 2.0 – evidenzia -: aziende che usano la tecnologia per offrire prodotti che prima non esistevano. Gli esempi includono la cinese Alipay, il più grande portafoglio digitale del mondo; l’australiana Afterpay, leader globale nei servizi ‘compra ora, paga dopo’; e la giapponese WealthNavi, il primo robo-consulente quotato in borsa al mondo. Inoltre, molte start-up stanno maturando diventando aziende quotate”.
Budden non ha dubbi che molti incumbent asiatici continueranno a fare bene, essendo leader nella tecnologia. “Un esempio è China Merchants Bank, che sta reinvestendo il 4% delle sue entrate nella tecnologia”, conclude.
In tutto questo si inserisce anche l’ultimo aiuto offerto dal governo di Pechino. La decisione da parte della banca centrale cinese di tagliare il tasso di riserva obbligatoria del settore bancario rappresenta infatti, a detta degli esperti, il tentativo di dare un sostegno alle pmi locali per cercare di preservare l’occupazione, ma non solo. “La mossa è sorprendente in quanto la Cina ha mostrato una solida ripresa fino al primo trimestre del 2021, ma i dati sono diventati più traballanti negli ultimi due mesi – afferma in un report il team strategie di credito globale di Algebris -. La Banca Popolare Cinese agisce quindi in modo molto preventivo, prendendosi pochi rischi sulla ripresa. La domanda ora è su quanto possa essere profondo il ciclo di allentamento”.
Per gli esperti, alla luce degli attuali dati, un intervento una tantum dovrebbe essere sufficiente, sebbene la Pboc possa intervenire nuovamente nel caso i dati continuassero a peggiorare. “La crescita reale della Cina nel primo trimestre è stata a due cifre e anche le stime più ribassiste vedono per il 2021 una crescita ben al di sopra del 7% (con il governo che punta al 6%). L’indice dei prezzi al consumo è in ritardo rispetto all’indice dei prezzi di produzione, ma rimane ben al di sopra del 9%. Un intervento nelle fasi così precoci di un potenziale rallentamento è una buona notizia, a nostro avviso, segnalando un forte impegno a sostenere l’attività e rimuovendo il rischio coda per l’economia globale nella seconda metà del 2021”, proseguono.
Per gli analisti di Algebris è quindi ora probabile che una politica monetaria cinese più semplificata sia di supporto limitato per i titoli di stato cinesi, date le quotazioni già tirate, ma potrebbe aiutare la valuta a indebolirsi, soprattutto perché la Fed sta per diventare più aggressiva. “Una volta che le preoccupazioni iniziali sulla crescita si saranno placate, vediamo il cambiamento come positivo per i rischi globali, rimuovendo il lato negativo dalla crescita globale”, concludono.
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