(Quasi) tutti pazzi per i coronabond
L’emissione di eurobond per far fronte al disorientamento dei mercati è sulla bocca di tutti, ma i leader UE non trovano l’accordo. Il Mes potrebbe essere una soluzione, anche se non l’unica
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All’indomani della riunione fra i Ministri finanziari dell’Eurozona rimangono le divisioni fra i paesi. Di fatto l’Eurogruppo ha raggiunto la convergenza solo su alcuni temi, quelli meno divisivi, mentre la discussione su quelli più scomodi – quale è la questione eurobond, cioè le emissioni obbligazionarie comuni a tutti i paesi dell’area – è rimandata al Consiglio europeo della prossima settimana.
In attesa di una decisione finale e definitiva, il mercato dei bond dell’Eurozona rimane relativamente tranquillo rispetto ai picchi di marzo grazie agli interventi della Bce nell’ambito del nuovo Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp).
Come investire in questa fase? Dove trovare valore? Domande non facili cui abbiamo cercato di dare una risposta con Tanguy Le Saout, gestore del fondo Interfund Euro Soverign Core di Fideuram Asset Management Ireland, asset manager di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking con sede in Irlanda, un fondo – come tutti gli Interfund – utilizzato prevalentemente nelle gestioni patrimoniali (GP) per la clientela private del gruppo.
In conversazione con FocusRisparmio, l’esperto espone la sua visione sul mercato dei bond sovrani europei.
Lo scenario è particolarmente complesso per via dei molti attori in gioco. Gli impegni impliciti nei programmi di quantitative easing comunicata dalla Bce dovrebbero controbilanciare le emissioni nette governative stimate per l’anno in corso. Tale equilibrio però può essere spostato in senso positivo o negativo a seconda della reazione dei mercati stessi; fino ad ora i rendimenti governativi sono stati ancorati con successo dall’istituto centrale, con una discesa della volatilità ed un ritorno della liquidità. Le decisioni che verranno prese sul piano fiscale, soprattutto a livello di sforzo comune europeo, potrebbero avere un impatto su questo equilibrio in entrambe le direzioni. Bisogna per altro notare che la Bce potrebbe anche, se necessario, aumentare la dimensione dei programmi stessi.
La crisi sovrana europea ebbe una genesi sostanzialmente diversa da quella odierna; allo stesso tempo, molti strumenti elaborati al tempo si sono rivelati prontamente disponibili anche per fronteggiare la crisi attuale, soprattutto sul fronte monetario. Sul piano fiscale però la maggiore lentezza deriva da un lato da una strutturale maggiore complessità della macchina decisionale europea e da una genuina differente visione tra i diversi paesi, ma anche dalla diversa natura dello shock attuale rispetto a quello avvenuto nella crisi sovrana europea. Gli strumenti fiscali approntati al tempo erano pensati per gestire shock differenti rispetto a quelli attuali. Si lavorerà adesso sia verso una conversione degli strumenti esistenti alle nuove esigenze, sia verso la creazione di strumenti ad hoc nuovi.
Fronteggiare il problema del contrarsi della liquidità nei mercati è stato il primo obiettivo di tutte le banche centrali globali. In questo senso sono stati messi in campo pacchetti molto ampi sia come perimetro di copertura che come risorse stanziate. Il tema della liquidità rimane un elemento decisivo nelle scelte di investimento, pur prendendo atto della straordinaria mobilitazione da parte degli attori di politica monetaria. A tal fine vengono privilegiate strategie che possano essere realizzate con strumenti molto liquidi e di agevole smobilizzo.
L’approccio seguito si è caratterizzato per la liquidità degli strumenti utilizzati e per la flessibilità nell’implementazione della visione di mercato. Quest’ultima si è basata sull’idea che nel caso di un’evoluzione negativa per i mercati finanziari, lo spazio di discesa dei rendimenti fosse negli Stati Uniti ma non in Europa; si riteneva invece che in Europa ci fossero spazi per una normalizzazione al rialzo dei rendimenti, specialmente nei segmenti a breve dei paesi core. È stata quindi presa esposizione lunga alla curva americana attraverso futures obbligazionari che sono poi stati chiusi nel momento in cui i livelli obiettivo sono stati raggiunti. Coerentemente con la visione, sono state costruite posizioni tattiche corte sulla parte a breve della curva tedesca.
