Bce, Schnabel avverte: “I tassi negativi diventeranno un problema”
Per l’esponente tedesco del board, la misura non convenzionale è stata efficace e necessaria. Ma nel tempo potrebbero aumentare gli effetti collaterali
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Ancora una volta Jerome Powell non delude le attese, svelando il più ambizioso rinnovamento del quadro di definizione delle politiche Fed dal 2012. Prova ne è che a pochi minuti dal suo video-discorso da Jackson Hole, che ha spianato la strada a un’era di tassi bassi con una maggiore flessibilità sull’inflazione, Wall Street ha aperto positiva, con Nasdaq e S&P 500 che hanno toccato entrambi nuovi record.
Powell e colleghi hanno approvato all’unanimità un nuovo quadro strategico che metterà da parte la pratica ormai trentennale di alzare preventivamente i tassi di interesse per scongiurare una maggiore inflazione. Una svolta, il cui effetto pratico è che potrebbe volerci molto tempo prima di un nuovo inasprimento della politica monetaria e che allontana il rischio di un aumento dei tassi a causa dell’inflazione in presenza di un’economia post-Covid ancora debole.
“Il Comitato cercherà di raggiungere un’inflazione che sia in media del 2% nel tempo, e quindi ritiene che, dopo periodi in cui è rimasta costantemente al di sotto del 2%, una politica monetaria appropriata mirerà probabilmente a raggiungere un’inflazione immediatamente superiore al 2% per qualche tempo”, ha spiegato il presidente della Fed, precisando che i cambiamenti riflettono le lezioni che i funzionari della banca centrale hanno imparato negli ultimi anni su come l’inflazione non sia aumentata come previsto quando la disoccupazione è scesa a livelli storicamente bassi.
La decisione “riflette la nostra opinione che un mercato del lavoro robusto può essere sostenuto senza causare un forte aumento dell’inflazione”, ha affermato il banchiere centrale, che ha tenuto a sottolineare come la Fed non intenda legarsi “a una particolare formula matematica che definisca la media”. Tale cambiamento, per Powell, è solo una “forma flessibile di targeting”.
La svolta era attesa dal mercato e lo stesso presidente ha ricordato come la banca centrale si fosse già mossa in questa direzione negli ultimi 18 mesi, da quando all’inizio del 2019 i funzionari hanno improvvisamente abbandonato i piani per continuare ad aumentare i tassi di interesse. Ora l’istituto Usa non alzerà i tassi di interesse semplicemente sulla base delle previsioni di aumento dell’inflazione, ma aspetterà di vedere le prove di quel 2% considerato coerente con una crescita sana.
L’obiettivo non è cambiato, come ha ribadito lo stesso Powell, ciò che è mutato è che se l’inflazione dovesse scendere al di sotto del 2% dopo una recessione economica, la Fed cercherà di mantenere stabili le aspettative a lungo termine tollerando periodi di inflazione superiore quando l’economia è più forte.
L‘annuncio della Fed, che mira a rendere l’istituto più libero di aiutare economia e mercati, arriva a pochi minuti dalla pubblicazione dei dati che confermano per il secondo trimestre 2020 il peggior calo dell’economia Usa dalla Seconda guerra mondiale: -31,7% su base annua. Leggermente meglio, ma non abbastanza da consolare, sia della lettura advance, che aveva segnalato un calo del 32,9%, sia del consenso degli economisti, che si attendeva una contrazione del 32,5%.
Leggermente migliore la situazione sul fronte del lavoro, con le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione calate di 98.000 unità a quota 1,006.000. Il consenso raccolto dal Wall Street Journal si attendeva un milione di unità. Il numero di sussidi continuativi al 15 agosto, infine, è sceso a 14,535 milioni, in calo di 223.000 unità rispetto al totale rivisto di una settimana prima.
