Si infiamma lo spread Btp-Bund
Vola lo spread Btp-Bund che tocca quota 340 punti, aggiornando i massimi da marzo 2013. Il rendimento del Btp decennale sale al 3,78%
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“Negli ultimi mesi l’attenzione degli operatori è stata rivolta da un lato all’evoluzione delle vicende italiane riflesse nell’allargamento dello spread e dall’altro alla guerra commerciale e, più recentemente, al forte calo dei listini Usa. Per quanto concerne lo spread, l’atteggiamento degli operatori è apparso anticipatorio di circa 1 mese”. Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim, analizza i movimenti dei mercati, con un focus sull’Italia , e spiega che “ad agosto sono state anticipate le turbolenze del mese successivo in vista della discussione sulla nota di aggiornamento del Def. ll risultato è stato che nel mese di settembre è invece rientrato lo spread”.
“Nel mese di ottobre – prosegue l’analista – sta andando in onda il confronto con la Commissione europea dopo la presentazione del NaDef, la successiva risposta di Tria ai rilievi della Commissione stessa ed infine la richiesta da parte di quest’ultima di riformulare la legge di bilancio, un confronto che invece da calendario era atteso nel mese di novembre”.
“Pertanto – argomenta l’economista – anche in questo caso, le tensioni si stanno manifestando con un mese di anticipo, attraverso una nuova fase di allargamento dello spread, che ad oggi si è fermato in area 350pb, con rientro intorno ai 300pb dopo la conferma dell’outlook stabile da parte di Moody’s e downgrade di un notch. L’allargamento è avvenuto in un contesto in cui la parte a breve termine dei Btp si è comportata in modo piuttosto composto rispetto a quella a lungo termine, a giudicare dalla pendenza sul comparto 210 Ferma sopra i 200pb”.
Nel frattempo, con riferimento all’Italia, “permane l’allargamento del differenziale tra Cds con e senza protezione dal rischio di ridenominazione, emerso a partire da fine maggio”.
“In altri termini – conclude Cesarano – l’impressione è che gli operatori temano soprattutto un eventuale incidente politico tale da aumentare il rischio di ridenominazione del debito, piuttosto che il rischio di ristrutturazione in senso stretto, alla luce dei fondamentali macro e della presenza eventuale anche del piano Omt varato dalla Bce nel 2012”.
