Esg Identity, promosse sei Sgr su dieci
Un'indagine ETicaNews ha analizzato 111 le case di gestione attive in Italia per svelare, oltre i prodotti, quanto sono sostenibili
6 min
Un giudizio unanime. Sull’importanza della sostenibilità nella gestione degli investimenti il parere degli asset manager italiani è quasi completamente allineato. Il 97% dei gestori considera infatti i valori Esg elemento distintivo, il 90% ha definito una policy per la gestione sostenibile e il 76% dichiara un alto livello di ingaggio sul tema da parte del cda e del top management. È quanto emerge dall’indagine sull’integrazione delle prassi Esg nel Wealth & Asset management condotta da Aipb, l’associazione italiana private banking, con il supporto di Oliver Wyman.
Dai numeri risulta insomma evidente che filiera italiana considera la sostenibilità un fattore critico e distintivo nella gestione degli investimenti ed è pronta ad agganciarne l’evoluzione come leader, sotto la spinta della domanda crescente della clientela più sensibile. L’analisi, che sarà presentata integralmente nel corso del XVII Forum del private banking Aipb il prossimo 24 novembre, ha coinvolto 40 asset e wealth manager, 23 banche private che insieme rappresentano l’87% degli Aum del private banking e le 19 società di gestione del risparmio associate, restituendo una fotografia di come l’industria si stia attrezzando per assumere il ruolo di cinghia di trasmissione nel processo di transizione verso un’economia sostenibile. L’obiettivo dell’indagine è, infatti, tracciare il percorso trasformativo dell’industria affinché l’impegno e l’ambizione di oggi siano realizzati entro il 2025.
L’Europa, all’avanguardia sulle tematiche di sostenibilità, cattura più dell’80% dei volumi di investimenti sostenibili a livello mondiale, pari a 1.500 miliardi di euro nel 2020. Con un tasso di crescita del 29% nei prossimi anni e volumi che si stima toccheranno i 4.500 miliardi nel 2025. In questo contesto, l’Italia rappresenta uno dei mercati più sofisticati con un 20% delle masse in gestione relative a prodotti classificati come articolo 8 o 9 Sfdr.
Uno sviluppo trainato da quattro principali fattori esogeni: la crescente attenzione dell’opinione pubblica; la crescente percezione da parte degli investitori delle implicazioni, insieme a una maggiore sofisticazione delle strategie d’investimento; la presenza in Europa di una normativa Esg sofisticata e stringente in tutti i settori dell’economia, che non esiste in altri Paesi del mondo, e lo stanziamento di ingenti risorse finanziarie tramite programmi di investimento pubblico, come ad esempio il Pnrr.
Non mancano poi i fattori endogeni al mercato del wealth & asset management, che stimolano la crescita degli investimenti Esg, a partire dalla crescente attenzione da parte dei clienti sui temi della sostenibilità, per proseguire con la forte accelerazione nello sviluppo dei prodotti Esg: dal 2020 ai primi sei mesi del 2021 ne sono stati lanciati oltre 700.
L’analisi mette appunto in evidenza l’impegno elevato dell’industria, con la sostenibilità considerata fondamentale. Oltre alle percentuali già illustrate, il 90% del panel dichiara di aver definito una policy per la gestione degli investimenti in chiave sostenibile e il 95% di discutere regolarmente le tematiche di sostenibilità con i clienti. La filiera italiana del private banking è dunque pronta nel suo complesso ad agganciare l’evoluzione e adottare le best practice internazionali con convinzione e impegno. L’industria nel suo complesso, infatti, si mostra più avanzata rispetto alla dimensione della “visione, ambizione e target”, della “governance e organizzazione” e del “reporting monitoraggio”. Stando quindi ai numeri, siamo in una fase di presa di coscienza e consapevolezza della necessità di evolversi verso una maggiore integrazione dei principi e delle pratiche Esg.
Gli interventi prioritari per accelerare il processo di trasformazione della filiera italiana evidenziati dalla ricerca riguardano innanzitutto dati e scoring Esg, con l’industria che dovrà risolvere le criticità in sede di formulazione dei giudizi di sostenibilità sui singoli strumenti finanziari costruendo scoring Esg proprietari partendo da dati grezzi di più fornitori e completandoli con informazioni interne derivanti dalla propria attività di engagement e voting e utilizzando fonti alternative, analizzate con tecniche avanzate come il machine learning.
Fondamentali anche le persone e le competenze in materia. Dalla ricerca emerge che l’industria dovrà affrontare il nodo delle competenze all’interno dell’organizzazione, introducendo programmi di formazione integrati e personalizzati, prevedendo la collaborazione con università e centri di ricerca per sviluppare le competenze necessarie a riflettere la sostenibilità nella gestione degli investimenti e nei processi di consulenza, inserendo programmi di incentivazione e recruiting declinati su obiettivi Esg.
Altro traguardo da raggiungere riguarda il processo di consulenza. L’impegno dell’industria per la trasformazione dovrà tradursi nella trasformazione dei processi di consulenza intesi sia come profilazione del cliente con una valutazione degli obiettivi e delle preferenze di sostenibilità, sia come combinazione di variabili per la corretta costruzione di un portafoglio Esg. Per la profilazione dei clienti l’industria svilupperà proposizioni di valore innovative a partire dalla capacità di comprendere a fondo le esigenze di sostenibilità dei propri clienti e individuare strategie di investimento coerenti in grado di raggiungere i target definiti.
Le logiche di inclusione delle variabili Esg nella costruzione del portafoglio e l’asset allocation strategica risentono invece della complessità nella valutazione degli impatti che le differenti variabili e profili di sostenibilità hanno sul rischio e il rendimento degli strumenti finanziari, che si traduce in una generalizzata difficoltà a comprendere e includerle nel processo di consulenza. Una soluzione evidenziata dalla ricerca sarebbe quella di superare questa dicotomia scoprendo le opportunità offerte da un diverso approccio all’investimento che adotti prassi di engagement: per esempio, aziende che offrono profili Esg deboli possono offrire opportunità di rendimento interessanti ed essere coerenti con gli obiettivi Esg.
Altro intervento prioritario riguarda le piattaforme tecnologiche. L’evoluzione dell’industria verso la piena integrazione delle variabili Esg, richiede infatti importanti investimenti per l’adeguamento dei propri applicativi a supporto del business. L’inclusione e l’integrazione di considerazioni Esg nei processi di consulenza richiede di disporre di sistemi IT dove tutte le informazioni chiave del cliente siano integrate con quelle dei prodotti disponibili e rese fruibili ai private banker in una modalità che consenta una profilazione avanzata, la costruzione di portafogli personalizzati e il continuo monitoraggio delle metriche economiche e di sostenibilità chiave definite.
L’indagine ha individuato infine tre percorsi evolutivi che riflettono differenti approcci, le ambizioni e la rilevanza strategica che gli operatori vorranno dare alle tematiche di sostenibilità. Il primo riguarda i leader, che saranno incarnati dagli operatori che considerano strategiche le tematiche Esg. I grandi gruppi verticalmente integrati daranno vita a centri di competenza a servizio sia della distribuzione sia della produzione.
Il secondo i selezionatori, ovvero quegli operatori che considerano strategiche le tematiche Esg per il proprio business e i propri clienti e svilupperanno competenze selettive nel limite delle capacità d’investimento che la scala di business può consentire per la valutazione e il monitoraggio dei singoli asset manager inclusi nella propria offerta, se sono distributori e, se operano lato prodotto, come asset manager forniranno alla distribuzione competenze e piattaforme a supporto. Infine i compliant o i conformi, cioè gli operatori che a prescindere dalla dimensione non ritengono le tematiche di sostenibilità strategiche per il loro modello di business e si limiteranno ad adeguarsi alle normative minimizzando gli investimenti.
“L’imponente mobilitazione internazionale in risposta all’urgenza climatica e di transizione verso un’economia sostenibile ha messo in evidenza il ruolo cruciale della finanza privata – ha commentato Paolo Langé, Presidente Aipb -. Oggi il mondo guarda alla finanza e alla ricchezza privata perché accompagni e moltiplichi gli sforzi delle nazioni nel dare risposte durature alle sfide globali. L’industria sa bene, che non può permettersi di adeguarsi alla trasformazione in atto, ma è chiamata a guidarla. In particolare, la consulenza ha un ruolo chiave nel traghettare il risparmio privato verso una asset allocation sostenibile: non ce lo chiedono solo gli investitori, ce lo chiede la società. La presa di consapevolezza non basta: servono investimenti, nuovi approcci e competenze”.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
