Azionario Europa, chi vince e chi perde con vaccino e politiche fiscali espansive
Secondo i gestori le recenti evoluzioni dei mercati favoriscono un approccio orientato all’universo d’investimento value anche verso le azioni del Vecchio continente
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Arriva la cavalleria! Il vaccino è la buona notizia degli ultimi giorni, ciò che ha reso molto più ottimista Keith Wade, chief economist di Schroders, perché questo significa che a un certo punto la crisi finirà, e in concreto che già verso metà anno si dovrebbe innescare un processo di ritorno alla normalità. Anche se – ha ammonito Wade nel corso della Schroders International Media Conference 2020 – non siamo ancora a quel punto, e molte delle abitudini di oggi – quali il lavoro da remoto, e i suoi effetti su altri settori come i trasporti – probabilmente resteranno anche una volta che la pandemia è finita. “Siamo davanti a un inverno buio, in cui il Covid-19 resta al centro della scena, con il rischio di un double dip (una recessione “a W”) negli Stati Uniti e, soprattutto, in Europa”. Mentre la Cina, il primo Paese ad accusare il colpo della pandemia ma anche il primo a uscirne, resta piuttosto solida.
Wade si aspetta una distribuzione di 25 milioni di dosi di vaccino da febbraio negli Usa. Non abbastanza da coprire una fetta consistente della popolazione, cosa che invece potrebbe accadere nel secondo trimestre 2021. “Le nostre previsioni per l’economia si basano sull’assunto che, per metà anno, la maggioranza delle persone negli Usa e una larga percentuale in Europa avrà avuto il vaccino”, spiega Wade, ammonendo che tuttavia i tempi potrebbero essere leggermente più lenti, e che questo sarà un test importante soprattutto per il presidente eletto degli Usa, Joe Biden.
Attenzione però: uno dei motivi per cui l’economia statunitense ha tenuto relativamente bene è legato al modo in cui il Paese ha reagito alla crisi: a differenza di quanto fatto in Europa, si è permesso alle imprese di licenziare, predisponendo tuttavia uno schema straordinario per la disoccupazione dovuta alla pandemia. Il problema, sottolinea Wade, è che questi aiuti scadranno del tutto entro fine anno, “quindi la prima sfida per Biden sarà quella di far passare un piano di aiuti, perché altrimenti l’impatto sarà molto pesante”, commenta l’economista. Wade ha commentato sull’agenda del presidente eletto, spiegando che, con un Congresso diviso (il Senato dovrebbe andare ai Repubblicani), difficilmente riuscirà a ottenere un accordo su un piano da 2-3 trilioni di dollari (più probabile un trilione), è assai improbabile che riesca ad alzare le tasse sulle imprese, mentre il piano di infrastrutture dovrebbe partire, ma in maniera meno sostenibile, e sulle società tecnologiche si dovrebbe mantenere un quadro di supporto per la promozione dei campioni nazionali contro lo strapotere cinese.
Sul contesto dei tassi di interesse, Wade si aspetta una permanenza di livelli intorno allo zero, o sotto, nelle principali economie, ricordando che il nuovo framework della Fed implica che probabilmente I tassi non verrano toccati per i prossimi tre anni. Questo manterrà la financial repression, che da un lato aiuterà i governi a tenere i debiti pubblici sotto controllo, ma dall’altro “potrebbe portare volatilità sui mercati e rappresenterà certamente una grande sfida per gli investitori”.
Questo sintetizza alcune delle “verità ineluttabili” elencate da Wade, e legate al ruolo del Covid-19 come “acceleratore” di tendenze già esistenti. Oltre, appunto, al contesto di tassi bassi e alle finanze governative sotto pressione, Wade ha citato anche l’adozione di politiche populiste (non dovremmo rivedere l’austerity attuata nell’ultima grande crisi finanziaria), l’accelerazione della disruption tecnologica e l’aumento dei timori sull’ambiente.
Quello che si profila di fronte a noi è lo scenario “dei due zero”, ha sintetizzato il Group chief executive Peter Harrison. “È molto chiaro che i tassi a zero resteranno con noi ancora per molto tempo in futuro, e che avranno un impatto profondo sul modo in cui la gente investe”. L’altro fattore essenziale dello scenario, il secondo “zero” riguarda invece la transizione a zero emissioni di CO2, che “dominerà le agende molto rapidamente una volta che il vaccino per il Covid-19 sarà reso disponibile”.
Come agire in un simile contesto? Gli esperti di Schroders hanno raccomandato agli investitori di non lasciare che i timori legati alla pandemia o alla geopolitica li distolgano dagli obiettivi di lungo termine. In particolare, non devono perdere d’occhio l’importanza della sostenibilità, come sottolinea Andy Howard, Global Head of Sustainable Investments, definendola “non un esercizio di compliance, ma il tentativo di capire come il mondo sta cambiando, quali sono le sfide che affronta, e assicurandosi che i nostri investimenti siano allineati all’obiettivo di affrontare tali sfide”.
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