Bce in campo per frenare la corsa dell’euro
Lagarde non tocca i tassi e rivede al rialzo le stime del Pil dell’Eurozona. E avverte che “valuterà attentamente il tasso di cambio”. Per i gestori, prossime misure concrete a fine anno
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Forse un nuovo errore di comunicazione della presidente Christine Lagarde o più probabilmente un’interpretazione troppo ottimistica da parte degli analisti. Fatto sta che stamattina la Bce è corsa a ripari per raddrizzare il tiro delle dichiarazioni rilasciate al termine del consiglio direttivo che hanno innescato un rally dell’euro. La ripresa osservata nel terzo trimestre è “irregolare, incompleta e asimmetrica”, dopo un “catastrofico” secondo trimestre, ed è “circondata da molta incertezza, sugli sviluppi del mercato del lavoro, sui problemi di liquidità delle aziende e dalla seconda ondata di Covid”, ha affermato una più prudente Lagarde al termine dell’Eurogruppo informale di Berlino, sottolineando come le misure di sostegno all’economia prese dagli Stati membri “devono restare finché la crisi è finita”.
Prima però, come fu per la gaffe di marzo sugli spread, è toccato al capo economista della Bce, Philip Lane, invitare i mercati alla cautela attraverso un post sul blog della banca centrale. “Dovrebbe essere assolutamente chiaro che non c’è spazio per l’autocompiacimento”, ha scritto Lane, puntualizzando che “le pressioni sui prezzi sottostanti si sono indebolite per la domanda debole e la notevole capacità inutilizzata nel mercato del lavoro”.
Molti analisti avevano infatti avvertito che la Lagarde è sembrata troppo ottimista riguardo alle prospettive economiche della regione dopo aver segnalato che i funzionari non avevano discusso di nuovi stimoli nonostante il recente forte calo dell’inflazione a -0,2% in agosto.
Il post del capo economista ha affrontato proprio tali preoccupazioni. Lane ha infatti sottolineato che la ripresa economica della regione è stata irregolare, con recenti debolezze nell’ampio settore dei servizi e sottolineato che l’inflazione è troppo bassa, in parte a causa di un recente aumento dell’euro. “La revisione al rialzo dell’inflazione core è stata significativamente indebolita dall’apprezzamento dell’euro sui mercati valutari”, ha evidenziato.
“Si prevede che l’inflazione complessiva resterà costantemente bassa nel medio termine, nonostante una graduale ripresa nell’orizzonte di proiezione”. Per questo “deve essere estremamente chiaro che non c’è spazio per indulgenze”, ha ribadito il banchiere centrale irlandese, sottolineando come l’inflazione resti “ben al di sotto dell’obiettivo”. “Nei prossimi mesi sarà disponibile una serie di informazioni più ricche che aiuteranno a dare forma alla calibrazione della politica monetaria”, ha aggiunto Lane.
Sulla questione è intervenuta anche Isabel Schnabel, membro del board Bce, che ha respinto le previsioni secondo cui l’Istituto centrale finanzierà in modo permanente i governi. La Banca centrale europea abbandonerà prima o poi la sua politica monetaria ultra-accomodante, ma solo quando l’attuale crisi economica sarà terminata. “La Bce farà attenzione a non soffocare la ripresa iniziale adottando prematuramente una politica più restrittiva”, ha detto oggi la Schnabel. “Tuttavia, quando la crisi sarà superata e quando l’inflazione sarà tornata su un percorso sostenuto verso il nostro obiettivo, la Bce dovrà fare un passo indietro, in linea con il suo mandato”.
Ieri Francoforte ha rivisto al rialzo le stime di crescita dell’Eurozona per quest’anno: a -8% dal -8,7% stimato a giugno. Quindi +5% nel 2021 e +3,2% nel 2022 (le stime precedenti vedevano il Pil a +5,2% nel 2021 e +3,3% nel 2022). E ha lasciato invariate quelle per l’inflazione: +0,3% per il 2020, come a giugno, +1% nel 2021 da +0,8% e ferma a +1,3% nel 2022.
Immediato il cambio di orientamento dei tassi dopo gli interventi di Lane e Lagarde, con i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona in calo e il Bund a 10 anni in discesa a -0,45%.
Ieri “non c’era stato un grande incoraggiamento” da parte della Bce su un eventuale aumento del programma di Qe di emergenza pandemica, con la Bce che sembra “in modalità reattiva”, commentano gli strategist obbligazionari di Citigroup. Tuttavia, poiché i prezzi segnalano la possibilità di un’inflazione core negativa a settembre, “potrebbe non passare molto tempo prima che ci sia qualcosa a cui reagire”, aggiungono gli esperti che considerano ancora probabile l’aumento del Pepp a dicembre, una circostanza che mantiene i titoli di Stato della zona euro “ben supportati e a lungo”.
Nel frattempo, gli alti volumi di emissioni di titoli di Stato nella zona euro a settembre “sono stati finora ben assorbiti e una buona accoglienza potrebbe incoraggiare i governi a pre-finanziare per il prossimo anno durante il quarto trimestre”, continuano gli strategist, secondo cui le istituzioni finanziarie monetarie e gli investitori giapponesi si aggiungono ai flussi della Banca centrale europea”. “Con la domanda che risponde all’offerta, ciò potrebbe indurre gli emittenti a prefinanziare per il 2021 nel IV trimestre, creando rischi al rialzo per l’offerta a breve termine”, sottolineano. Citigroup ha recentemente previsto l’emissione di titoli di Stato da parte degli 11 maggiori emittenti dell’Eurozona a 127 miliardi di euro per settembre.
In questo senso, Commerzbank prevede che le emissioni lorde di titoli di Stato saranno in forte calo nel 2021 nell’Eurozona rispetto a quest’anno, spinte dalle speranze di un forte rimbalzo e dall’emissione di obbligazioni pianificata dall’Ue, spiega Michael Leister, responsabile della strategia sui tassi di interesse. Commerzbank stima un’emissione lorda di titoli di Stato di 929 miliardi di euro nel 2021, rispetto ai 1.295 miliardi di euro previsti per quest’anno. I Paesi della zona euro stanno preparando i progetti di bilancio per il prossimo anno prima di inviarli a Bruxelles entro la fine di ottobre, ricorda Leister.
L’emissione netta di titoli di Stato (emissione lorda meno rimborsi) nella zona euro, aggiustata anche per gli acquisti di obbligazioni attesi da parte della Bce e per l’emissione di obbligazioni dell’Ue, “scenderà al minimo storico nel 2021”, per gli strategist della banca tedesca, che si aspettano un volume inferiore a 366 miliardi di euro.
In questo contesto, Commerzbank afferma di vedere spazio per un ulteriore restringimento dello spread di rendimento Btp/Bund fino a 115 punti base, poiché la Banca centrale europea continua ad acquistare obbligazioni e l’Ue prevede di avviare emissioni di obbligazioni. “I Btp sembrano pronti a rafforzarsi ulteriormente poiché lo spostamento congiunto Bce-Ue è rafforzato dall’impatto positivo dell’integrazione dell’Ue”, chiarisce infine Leister.
Anche Bnp Paribas Markets 360 prevede “un ulteriore restringimento degli spread dei rendimenti dei titoli di Stato della periferia della zona euro” e ha “abbassato le previsioni per gli spread spagnolo e italiano da qui a fine anno”. Il restringimento dello spread “è supportato dalla bassa volatilità dei tassi core, dagli acquisti della Banca Centrale Europea e da una diminuzione quota degli investitori non residenti nel mercato italiano dei Btp al minimo visto l’ultima volta nel 1999”, sottolineano gli economisti di Bnp Paribas Markets 360. L’obiettivo ora è uno spread di rendimento Bonos-Bund a 10 anni di 60 punti base e uno Btp/Bund a 120 punti base alla fine del quarto trimestre. Questi spread attualmente sono rispettivamente a 78 punti base e 144 punti base.
