Bce: “Ripresa a rischio: il Recovery Fund è vitale”
Per Francoforte gli investimenti del Ngeu avranno un ruolo primario nel post-Covid. Intanto nel quarto trimestre si rischia un altro calo del Pil. “Pronti ad adeguare strumenti”
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Parafrasando un noto modo di dire si potrebbe riassumere che Valdis Dombrovskis ha parlato all’Europa perché soprattutto l’Italia intenda. Il vicepresidente della Commissione Ue, infatti, nel corso del suo intervento al Parlamento europeo durante il dibattito che precede il voto sul dispositivo del Recovery Fund, ha lanciato un forte richiamo ai governi perché facciano presto (e bene).
“Rivolgo un appello affinché il Parlamento approvi il dispositivo per la ripresa e la resilienza, permettendo ai Paesi la presentazione ufficiale dei piani, in modo che il dispositivo diventi operativo a tutti gli effetti”, ha detto prima dell’approvazione del Recovery e Resilience Facility, ultimo passaggio della procedura legislativa a livello comunitario.
Ma soprattutto Dombrovskis si è appunto rivolto ai governi: “L’appoggio del Parlamento europeo all’accordo oggi è importante. Gli Stati membri dovranno anche ratificare il più velocemente possibile la decisione sulle risorse proprie in modo che la Commissione Ue possa iniziare con le operazioni di finanziamento”, ha avvertito, facendo immediatamente volare il pensiero a Roma, dove continuano le consultazioni per la formazione di un nuovo governo guidato da Mario Draghi.
Dopo l’ok di Bruxelles al regolamento, la presidenza del Consiglio prevede un procedimento celere per la firma dell’accordo che dovrebbe esserci già questo venerdì. E, ha sottolineato Dombrovskis, “se tutto dovesse andare bene, dovrebbe poter entrare in vigore a febbraio, con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, il 18 febbraio”.
Dunque niente indugi, ma tanta responsabilità da parte della politica, sui tempi e sui temi. Affinché il “rilancio economico sia resiliente e duraturo – ha infatti messo in guardia il vicepresidente della Commissione -, occorre trovare il giusto equilibrio tra riforme e investimenti. Gli Stati dovranno includere misure verdi e digitali per raggiungere gli obiettivi. Non vogliamo un patchwork di misure con poco impatto, ma misure che portino ad una trasformazione”.
“La Commissione europea è in costante contatto con gli Stati membri per discutere dei preparativi dei piani attualmente ci sono stati grossi progressi ed abbiamo una visione abbastanza chiara su quanto 18 Stati membri su 27 vorranno includere nei loro piani per la ripresa. Ma certo resta molto lavoro da fare”, ha concluso Dombrovskis, aggiungendo che anche gli Stati nella fase più avanzata “stanno cercando di tradurre queste riforme in tappe operative, per rispettare i requisiti”.
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