Esg e nuove profilazioni: cosa cambia per il consulente
Con il Regolamento Sfdr, il primo banco di prova per gli intermediari è la raccolta di informazioni sulle preferenze Esg degli investitori. Alcune riflessioni preliminari
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L’inclusione delle preferenze di sostenibilità dei clienti è uno dei temi venuti a galla con l’introduzione del Regolamento Sfdr che più di tutti interessa da vicino i consulenti finanziari, ma che rimane sospeso fintantoché non verranno approvate le modifiche al Regolamento Delegato della Direttiva.
Con la revisione del Regolamento Delegato il consulente finanziario è chiamato a farsi carico di trasmettere al cliente finale i prospetti informativi arricchiti dalle informazioni sulla sostenibilità richieste alla luce del nuovo Regolamento Sfdr.
Ecco delle riflessioni su quali domande potrebbero essere aggiunte al questionario di profilazione.
In ogni rilevazione di opinioni i risultati sono condizionati dalla modalità con la quale si pongono le domande. In particolare, quando si tratta di valutazioni qualitative, principi etici e percezioni personali, il frame delle domande risulta determinante.
Proprio perché la sostenibilità, l’ambiente, l’inclusione sociale, la parità di genere, il rispetto dei diritti umani rappresentano valori quasi universalmente apprezzati, una generica domanda che chieda all’investitore se è interessato ad integrare la sostenibilità alla strategia di investimento, se non inquadrata in un corretto contesto, fornirebbe risposte probabilmente unanimi quindi di limitata utilità.
Si tratterebbe in sostanza di determinare un confine tra l’adesione a principi etici e generali nell’investimento finanziario dalla sostanziale volontà di condizionare la strategia di investimento in coerenza ai principi e alle prassi della sostenibilità.
Le domande, al fine di ottenere risultati significativi, dovrebbero quindi essere formulate in modo tale da sottoporre l’investitore ad un trade-off (costo-opportunità), ossia una situazione che implica una scelta tra due o più possibilità, nelle quali, per ognuna delle opzioni, ad un maggiore vantaggio corrisponda un elemento percepito negativamente (si veda ad esempio il trade-off rischio-rendimento).
È generalmente accettato, anche grazie a numerosi studi sull’argomento[1], che le strategie di investimento che incorporano i fattori di sostenibilità non presentano risultati finanziari inferiori rispetto ai benchmark di mercato. Il trade-off non può essere quindi inquadrato nei termini di maggior rischio o di minor rendimento atteso degli investimenti sostenibili rispetto ai tradizionali indici di mercato.
Gli elementi che possono invece rappresentare un trade-off effettivo sono riconducibili ai costi dei prodotti e all’universo investibile.
Gli intermediari che realizzano o mettono a disposizione prodotti finanziari sostenibili sostengono indubbiamente maggiori costi di “produzione”, dovuti ai processi di selezione, alla raccolta di informazioni non finanziarie sulla effettiva sostenibilità degli strumenti finanziari considerati.
Un elemento da considerare al fine di sottoporre le domande in merito alle preferenze Esg riguarda l’aspettativa dei maggiori costi che potrebbero gravare sui prodotti e strumenti finanziari che integrano, a vari gradi, i criteri di sostenibilità.
L’intermediario dovrebbe chiarire al cliente se l’offerta o la consulenza su prodotti e servizi allineati alle preferenze Esg potrebbe comportare maggiori costi ed oneri rispetto a quelli sostenuti per altre soluzioni di investimento.
Gli investitori, esprimendo una preferenza in materia di fattori Esg, dovrebbero quindi essere posti nella condizione di valutare l’impatto di eventuali maggiori costi per i prodotti o i servizi di investimento.
Sono temi questi che trovano abbondante letteratura, anche con riferimento ad altri settori, in particolare nel dibattito sugli effetti dell’alimentazione biologica sulla salute. [2]
Un ulteriore elemento su cui concentrare l’attenzione consiste nella selezione dell’universo investibile degli strumenti finanziari che garantiscono il rispetto dei criteri di sostenibilità (come individuati dall’approccio della Tassonomia europea).
L’integrazione dei fattori Esg nelle strategie di investimento potrebbe comportare una riduzione della dimensione dell’universo investibile (nel caso di strategie Esg che comportano l’esclusione di investimenti in alcuni settori o rami di attività) oppure un allontanamento dalle performance del portafoglio rispetto ai tradizionali indici di mercato (aumento del cosiddetto tracking error). [3]
L’investitore è disposto ad accettare, pur di integrare i fattori di sostenibilità nella sua strategia di investimento, una deviazione più o meno rilevante, rispetto ai risultati conseguiti dai tradizionali indici di mercato?
Le imprese di investimento che svolgono i servizi di consulenza in materia di investimento e di gestioni di portafoglio sono chiamate ad integrare i fattori di sostenibilità nella valutazione di adeguatezza e nella Product Governance. A tal fine i questionari di profilazione dovranno essere modificati al fine di consentire la rilevazione delle preferenze Esg della clientela.
Le evidenze raccolte da studi di mercato segnalano la rilevanza delle informazioni corrette, chiare e non fuorvianti sulle caratteristiche di sostenibilità dei prodotti e servizi finanziari che devono accompagnare la raccolta di informazioni sulle preferenze Esg dei clienti.
La scelta delle domande da sottoporre alla clientela potrebbe influenzare in misura rilevante i risultati della rilevazione. Al fine di far emergere utili indicazioni al fine della valutazione di adeguatezza e Product Governance, i clienti dovrebbero essere posti nella condizione di esprimere le proprie preferenze a fronte di un trade-off tra diverse opzioni, ossia scelte alternative che comportino una valutazione del costo e dell’opportunità di integrare i fattori di sostenibilità nelle strategie di investimento.
*Contributor FocusRisparmio
[1] Si veda, fra tutti, G. Friede, T. Busch, A. Bassen, ESG and financial performance: aggregated evidence from more than 2000 empirical studies, Journal of Sustainable Finance & Investment, Dec 2015
[2] E. Viganò, S. Papa, P. Ninfali, Gli effetti sulla salute dell’alimentazione biologica: sintesi di uno studio del Parlamento europeo Settembre 2017. “L’acquisto di prodotti sicuri e ottenuti con processi più rispettosi dell’ambiente, del lavoro e del benessere animale rappresenta, infatti, un elemento qualificante di uno stile di vita sostenibile e, per questo motivo, alcuni consumatori sono disposti a pagare un prezzo più elevato per gli alimenti biologici (Pino et al., 2012; Viganò et al., 2015). In particolare, i consumatori di prodotti bio hanno un atteggiamento “pro attivo”, sono attenti e informati su ciò che mangiano, acquistano quantità significativamente più elevate di frutta, verdura, cereali integrali o fibre alimentari, legumi e dosi minori di prodotti carnei rispetto ai consumatori “convenzionali” (Kesse-Guyot et al., 2013; Eisinger-Watzl et al., 2015). In altri termini, essi adottano comportamenti più in linea con le indicazioni alimentari proposte a livello internazionale (Fao 2012) o di singoli Paesi, come, ad esempio, l’Italia (Sinu, 2014).”
[3] Si veda a proposito: Banca d’Italia, Nella gestione dei propri investimenti finanziari la Banca d’Italia dà valore alla sostenibilità. “La gestione così integrata comporta uno scostamento contenuto fra il rendimento dell’indice azionario di riferimento finora adottato e quello relativo al portafoglio conseguente all’integrazione dei criteri ESG nelle scelte di investimento. Lo scostamento è definito e monitorato in termini di tracking error (deviazione standard dei rendimenti del portafoglio rispetto all’indice).”
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