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Per il guru che predisse nel 2000 lo scoppio della bolla dot.com, siamo in una fase di normalità coerente con le medie storiche dei tassi. Oro e bitcoin? In qualche modo si equivalgono, perché mancano entrambi di valore intrinseco
Siamo alla fine di un’era, in cui il ritorno al denaro a basso costo non è affatto scontato, ma non è del tutto una cattiva notizia. E ci troviamo anche in una condizione in cui oro e criptovalute in qualche modo si equivalgono, perché mancano entrambi di valore intrinseco. Sono alcuni dei punti della visione di Howard Marks, co-fondatore di Oaktree Capital Management, noto per i seguitissimi memo di investimento con cui rende accessibili a tutti indicazioni di strategia e giudizi sulle condizioni di mercato.
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Una fama che viene da lontano
Marks scrive i suoi memo dal 1990 ma, per sua stessa ammissione, non ha goduto di un particolare seguito per circa un decennio. Poi, a inizio 2000, ne pubblicò uno in cui lanciò l’allarme sugli eccessi del settore tecnologico che di lì a poco avrebbero effettivamente dato luogo alla celebre bolla. A ispirare il documento era stata la lettura di un libro sulle speculazioni finanziarie del passato, dai primi anni del 1700 in poi, ma l’intuizione si rivelò più che fondata e consentì a Marks di conquistare la fama di guru finanziario.
Tassi bassi? Un’era finita. Ma i livelli attuali sono normali
Nel suo ultimo memo, intitolato “Easy money”, l’esperto ha ricordato una nota del 2022 in cui aveva paragonato l’effetto dei tassi di interesse bassi al nastro trasportatore dell’aeroporto. Se si cammina su di esso, si avanza più velocemente. Tuttavia, non bisogna attribuire questo passo rapido alla propria forma fisica tralasciando il contributo del macchinario. In modo simile, per Marks, il costo denaro in declino e ultra-basso hanno avuto un’influenza enorme ma sottovalutata negli ultimi dieci anni. Ha reso più facile gestire le società, investire a leva, ottenere finanziamenti a basso costo, evitare molti fallimenti e quindi, in qualche modo, incoraggiare il rischio. Il periodo dei tassi bassi era dunque il periodo in cui crescere risultava facile anche senza un particolare uso dell’ingegno, mentre in periodi normali il quadro cambia enormemente.
Marks ritiene che molti investitori stiano puntando a un ritorno di una simile condizione ma si dice convinto che l’era dei tassi bassi sia giunta al termine. Il guru respinge anche l’idea che l’attuale costo del denaro sia davvero alto, obiettando che siamo semplicemente tornati alla normalità. E le medie storiche sembrano in qualche modo dargli ragione. Quando ha iniziato a lavorare nel 1969, il tasso dei fondi federali era in media dell’8,2%. Nei due decenni successivi, è oscillato tra il 4% e il 20% mentre variava dal 3% all’8% tra il 1990 e il 2000.
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Value investing l’approccio vincente
Marks definisce se stesso e la sua società come “cacciatori di opportunità”, con un approccio da value investing che ben adatta alle condizioni di mercato attuali e future. “Siamo entusiasti del periodo che ci aspetta mentre gli ultimi 13 anni sono stati piuttosto cupi”, ha aggiunto. E in termini di beni rifugio? Il guru si è espresso in modo piuttosto tranchant su alcuni degli asset oggi più popolari. In una recente puntata del podcast di Bloomberg intitolato “Merryn Talks, ha detto che l’oro e le criptovalute mancano di valore intrinseco perché non generano flussi di cassa e si apprezzano solo in funzione dell’offerta limitata. “Il lingotto è un tantino più collaudato e più ‘vero’ ma comunque difetta di razionalità analitica”, ha quindi aggiunto. In fondo, è la riflessione espressa dall’esperto, “si investe in cripto per divertimento e nell’oro per una superstizione che dura da secoli”. Da qui, la sua tendenza a collocare i due asset nella categoria dei beni voluttuari insieme ad arte e pellicce ma anche petrolio.
L’opinione sul metallo prezioso non è nuovissima ma rappresenta comunque un’inversione di tendenza rispetto alla visione diversa. Fino al 2010, infatti, Marks aveva ripetutamente espresso una valutazione positiva sul lingotto come bene rifugio e strumento di copertura contro l’inflazione. Successivamente, invece, ha iniziato a sottolineare la sua assenza di valore intrinseco. Va detto che l’asset continua a mantenere il suo status di bene rifugio d’elezione ma un sondaggio Bloomberg di maggio 2023 ha indicato che anche la percezione sul bitcoin guadagna terreno perché adesso la criptovaluta più famosa ha superato il dollaro e si è imposta come terzo rifugio d’investimento più preferito (dopo l’oro stesso e i Treasury).
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