Midterm, le implicazioni per il mercato
Dal 1950 l’azionario statunitense ha sempre registrato risultati positivi nell’anno successivo alle elezioni di metà mandato
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Gli investitori condividono le preoccupazioni circa l’effetto delle tensioni commerciali e della normalizzazione della politica monetaria sull’economia globale. La ricerca sul sentiment degli investitori condotta da NN Investment Partners mostra che la crescita economica, la politica commerciale statunitense e la dinamica dell’inflazione sono le principali preoccupazioni di 100 investitori istituzionali. Poco più della metà degli investitori intervistati prevede un rallentamento della crescita economica globale nel 2019, mentre il 28% si aspetta un consolidamento.

“Nel 2019 gli Stati Uniti dovranno davvero affrontare un moderato rallentamento della crescita, poiché l’effetto dello stimolo fiscale è in riduzione e il recente inasprimento della Fed manifesta i primi effetti. Tuttavia, l’Europa dovrebbe uscire dall’attuale fase di debolezza, poiché il suo mercato del lavoro è in miglioramento e ad esso è associata anche una crescita dei salari”. Questa è la previsione fornita da Valentijn van Nieuwenhuijzen, chief investment officer di NN Investment Partners.
“La costante fiducia delle imprese, il miglioramento dei margini di profitto e un basso rapporto tra investimenti e produzione – continua l’esperto – dovrebbero stimolare la spesa in conto capitale e porre le basi per un’ulteriore ripresa del credito. Tenendo presente che in Eurozona c’è ancora un certo ristagno, vediamo una domanda repressa di beni strumentali e prevediamo che la politica della Bce non si inasprirà prima del settembre 2019. Di conseguenza, pensiamo che l’Europa registrerà una espansione economica superiore al trend di crescita per la maggior parte del prossimo anno”.
“Infine, anche il Giappone continuerà a crescere, poiché il mix di politica monetaria e fiscale mira specificamente a surriscaldare l’economia per far crescere le aspettative di inflazione. Gli sviluppi economici in Europa e in Giappone permetteranno una percorso di convergenza da parte di queste regioni verso l’economia degli Stati Uniti”, conclude van Nieuwenhuijzen.
