Bond emergenti, è arrivata la svolta
Per la prima volta dalla crisi finanziaria, le obbligazioni di questi Paesi in valuta forte sono scambiate con rendimenti più elevati rispetto a quelle in moneta locale
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“In Europa, la distruzione della ricchezza finanziaria in corso, genera un malcontento che si rifletterà probabilmente nelle prossime elezioni parlamentari europee. Qualche Paese potrebbe voler seguire l’esempio dell’Italia, incrementando il deficit di bilancio. Durante il prossimo anno potrebbero esserci i primi segnali della futura fase ribassista del mercato obbligazionario”. Chris Iggo, cio obbligazionario Axa Im, fa il punto sul mercato obbligazionario del Vecchio Continente.
“In Europa – spiega l’esperto – prosegue la distruzione della ricchezza. Un deposito basato sul Libor avrebbe prodotto un rendimento del -0,4% finora quest’anno, considerato che i tassi a 3 mesi si trovano ancora in territorio negativo. Con ogni probabilità lo scenario potrebbe ripetersi nel corso del prossimo anno anche se la Banca centrale europea iniziasse a rettificare i tassi di interesse dopo l’estate”.
Col primo intervento sui tassi, “quello sui depositi potrebbe anche non raggiungere lo zero. Questo significa che il rendimento della liquidità nel 2019 probabilmente sarà ancora negativo (e in termini reali ancora più negativo, se l’inflazione sarà tra l’1% e il 2%). I portafogli azionari in euro quest’anno hanno prodotto in genere rendimenti negativi, e solo quelli abbastanza conservativi da mantenere le posizioni in Bund a lunga scadenza potrebbero aver registrato un rendimento positivo sul mercato obbligazionario”.
“In effetti, a partire dal 2015, i rendimenti cash in euro sono negativi e il rendimento medio di un portafoglio obbligazionario in euro è dell’1% soltanto all’anno. Nel 2017 è andata bene alle azioni, che quest’anno però hanno perso gran parte dei guadagni. Nel complesso, sono stati anni faticosi per gli investitori europei”, conclude Iggo.
